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Personaggio del mese 2017


Dicembre 2017

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Dicci qualche cosa di te

Mi chiamo Valerio e sono nato 48 anni fa a Edolo, un paesino di alta montagna della Valle Camonica, in provincia di Brescia. Posso dire di aver vissuto un'infanzia "selvaggia" rispetto a quella dei nostri figli. Si viveva sempre con gli amici in costante contatto 

con la natura. Crescendo ho praticato diversi sport legati all'ambiente di montagna: sci alpinismo, parapendio, arrampicata e salita alle cime più belle e rinomate sia per via normale che per le varianti alpinistiche. Per alcuni anni sono stato anche volontario nel CNSA (Corpo Nazionale del Soccorso Alpino), insomma un tutt'uno con la montagna. All'età di 21 anni, per motivi di lavoro mi sono trasferito a Tavazzano. E’ stato un cambiamento molto forte, i primi anni che tornavo di frequente al mio paese di origine, mi mancavano tantissimo gli amici e soprattutto la montagna. Mi sono sposato a 25 anni con Emanuela, per vari anni abbiamo cercato di coniugare la nostra vita lavorativa in pianura con il nostro grande desiderio di girare sempre per montagne. Più tardi abbiamo ampliato la nostra famiglia con due splendidi bambini, Maksim e Sofia rispettivamente di 10 e 7 anni.

Parlando invece prettamente di corsa, come si è evoluto il tuo approccio alla specialità?
 
Ho cominciato a correre seriamente a 27 anni, ma non ero iscritto a nessun gruppo, correvo solo per il piacere che sa regalare la corsa. All’inizio correvo due, tre volte alla settimana non di più.  Successivamente decisi di partecipare ad una maratona seguendo una tabella di Fulvio Massini con solo tre allenamenti alla settimana. Conclusi la mia primamaratona in 2h:50’. Galvanizzato dal tempo ottenuto, partecipai successivamente a diverse altre maratone e mezze. Nel 2000 feci la mia prima skymarathon, una maratona corsa in alta montagna con notevole dislivello.  Questo tipo di tracciato lo trovai da subito naturale e affine al mio modo di essere.

In una corsa estrema percentualmente quanto contano il fisico e quanto la mente?
 
Per portare a termine una gara di lunga distanza è fondamentale dosare le forze. Bisogna partire molto tranquilli, anche se all’inizio si è tentati di andare più veloce. Il fisico naturalmente deve essere preparato bene, nulla si improvvisa in queste tipo di corse, ma quello che più conta secondo me è la testa. In una corsa che dura parecchie ore è naturale andare incontro a delle crisi. Ci può essere una crisi di fame, di stanchezza, di affaticamento, di dolori vari. E’ qui che la testa interviene ad aiutarti per superare questi momenti. Bisogna saper soffrire, stringere i denti e aspettare che la crisi passi.
 
Quando sei alla partenza e ti stai concentrando pensi che la sfida è con te stesso o con gli altri concorrenti?
 
Non ho mai visto i concorrenti come avversari da battere, ma amici con i quali condividere la stessa passione.  Certo il più allenato arriverà sicuramente prima, ma l’allenamento per noi amatori è frutto di tante scelte: il tempo disponibile, la costanza di allenamento, la determinazione ecc.

Mezze, Maratone, Trail, Ultratrail, insomma sempre tantissimi chilometri. Come ti alleni? E' difficile conciliare le ore di allenamento con gli impegni quotidiani della vita?
 
Sono vent’anni e più che mi alleno e in tutto questo tempo ho cambiato varie metodologie di allenamento. Ho seguito tabelle, ho corso per parecchio tempo usando il cardiofrequenzimetro. Ultimamente esco senza l’orologio al polso perché mi piace correre a sensazione, ascoltare il feedback del mio stesso corpo, in particolare del mio respiro. Fortunatamente svolgo un lavoro che mi permette di recuperare del tempo per la corsa senza sconquassare più di troppo la routine familiare. Non nascondo che seguire i figli con le loro esigenze è impegnativo e ha ridotto di molto le mie uscite ma, quando fai qualcosa che ti piace veramente, in qualche modo riesci a rita gliare del tempo. Cerco di uscire a correre 4/5 volte alla settimana e quando sono in montagna mi dedico alle uscite lunghe.

E ti cimenti spesso con le salite ed i dislivelli…
 
Mediamente in un anno cerco di programmare tre/quattro ultratrail. Per prepararle al meglio seguo un programma fatto di uscite via via sempre più lunghe accompagnate da un incremento progressivo di dislivello salita/discesa. Pianifico di uscire almeno una volta alla settimana per un allenamento lunghissimo (circa 40-50 Km) con 3.000/4.000 mt di dislivello.

Cosa sono per te i limiti?
 
Personalmente credo che il limite sia più un concetto mentale che fisico. Se decido un obiettivo, alleno e preparo il mio corpo fino a raggiungere lo stato ritenuto da me ottimale per affrontare una gara lunga e impegnativa. Di conseguenza il senso del mio limite si sposta sempre più in là, stimolandomi ad affrontare gare con percorsi sempre più lunghi.

A scarpette ferme, qual è il momento più bello o quello che ricordi con maggior piacere? Ed il peggiore?
 
Diciamo che mi sono preso diverse soddisfazioni sia nelle Maratone, Mezze, skyrace che nelle skymarathon. Ricordo che nei primi anni del 2000 i miei appuntamenti fissi erano le skyrace del “4 Luglio” (Val di Corteno - Valcamonica) e del “KIMA” (Val Masino - Valtellina), gare durissime, dove si correva su tracciati molto tecnici con a volte la presenza di neve sul percorso. Queste sono le gare che mi sono rimaste particolarmente nel cuore. Il peggiore ricordo è stato la Maratona di Torino nel 2004. Ero andato per fare il mio miglior tempo e invece si è concluso con il mio ritiro. Avevo impostato il tempo a 3’40” al Km, ero nel gruppo della prima donna, quando intorno al 18° km la strada incominciava a salire leggermente, pur distaccando il gruppo incominciai a girare intorno a 4’ al Km. Corsi così per 3/4 Km senza capire per quale motivo avevo rallentato così vistosamente. Sapendo che due settimane più tardi ci sarebbe stata la maratona di Padova decisi di ritirarmi per non buttare via una lunga preparazione e…… successivamente venni a sapere che i cartelli dei kilometri erano stati posizionati male.
 
Obiettivi per il futuro?
 
Nel 2018 mi piacerebbe tentare il Tor de Geants (330 km con 2400 di D+) oppue l’UMTB (Ultra Trail del Monte Bianco). Non è facile partecipare a queste gare in quanto, per motivi organizzativi e di sicurezza, sono a numero chiuso. Farò la preiscrizione ad entrambe, sperando nella buona sorte e di essere preso almeno in una delle due. Nel frattempo mi iscriverò a dei Trail meno blasonati per migliorare la mia preparazione e non farmi trovare impreparato all’appuntamento, qualora venga accettata la mia iscrizione.
 
La tua personale ricetta per essere un buon podista
 
Ho sempre vissuto la corsa come un momento di svago, prima che pura prestazione sportiva. Uscire quell'oretta a correre mi fa proprio stare bene. Le volte sento la necessità di affaticare il corpo per poi assaporare meglio il riposo. Con il passaggio degli anni però le mie aspettative sono cambiate. Ricordo ho iniziato anni e ho cercato la "prestazione migliore" e quindi uscite quotidiane con allenamenti impegnativi. Ora non corro più con l'acceleratore al massimo, ma con la consapevolezza di mantenere un margine di sicurezza entro il quale gestire al meglio la gara, risparmiando le forze per la parte finale ... sempre la più critica!
 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Dicembre 2017 16:54
 

Novembre 2017

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Dicci qualche cosa di te

Mi chiamo Paola, sono nata a Forlì e per i miei tratti caratteriali particolarmente aperti e gioviali mi sento appartenere molto alla regione in cui son nata oltre, ovviamente, alla mia amata Lombardia. Amo lo sport in generale e in particolare mi sono appassionata alla corsa. Sono sposata da 26 anni con Silvio ed ho un figlio di 25 anni che si chiama Daniele.

Sei tra le ultime ad esserti iscritta al GP Tavazzano ma ti abbiamo sempre vista correre. Per quale motivo hai iniziato a farlo e lo fai tutt'ora?
 
E’ vero…..tra le ultime, ma la sensazione è quella di essere sempre appartenuta a questo gruppo formato da persone con cui ho legato belle amicizie e anche da visi noti sin dall’infanzia, essendo cresciuta in questo paese. All’inizio la corsa è stato lo sport “fai da te” più immediato e compatibile con i miei impegni lavorativi e di famiglia. Con il tempo è diventata un’abitudine sana ed infine una necessità per il mio equilibrio psicofisico.

 
E quali sono i motivi poi che ti hanno spinto ad iscriverti al gruppo?
 
La passione è cresciuta ed ho deciso di provare l’avventura del GP di Tavazzano, per poter praticare questo sport con maggiore costanza e dedizione. Tutti questi motivi, uniti al piacere di stare in gruppo, ad un continuo confronto con chi ha più esperienza e, riuscire a cogliere e donare emozioni per come si vivono, rendono la mia scelta la migliore che potessi fare!
 
Il tuo piacere di correre coinvolge anche tuo marito, quanto è importante condividere le stesse passioni?
 
Mio marito è stato, fin dall’inizio, la persona che mi ha sempre incoraggiata dicendomi che mi vedeva portata per questo sport. Inoltre ha sempre avuto un debole nel seguire gli sport da un punto di vista “gestionale”, vista la sua lunga esperienza di accompagnatore dirigente per le squadre di basket in cui ha giocato mio figlio. Essendo un amante dello sport, penso sia un piacere condividere questi momenti con me. Questo tipo di condivisione rende la mia passione per la corsa un impegno ancora più semplice e piacevole perché vissuto in piena serenità.
 
A proposito di famiglia, è difficile conciliare la corsa con tutti gli impegni?
 
Il tempo della corsa è mio e nessuno me lo può togliere. Per me è essenziale, per sentirmi viva, realizzata, per scaricarmi dalle negatività e caricarmi di energie positive. Correndo, faccio il punto della situazione con me stessa, rifletto sulle decisioni da prendere, è un impegno che ho nei miei confronti per il mio benessere, per essere felice. La corsa è parte integrante della mia vita e dona serenità e positività in famiglia! Certo, ora sono avvantaggiata, i miei impegni di mamma costantemente presente sono da tempo terminati e mio marito è altrettanto impegnato nello sport, quindi, organizzarmi tra corsa, casa e lavoro è molto più semplice.
 
Il recente premio Nobel per la letteratura Haruki Murakami a proposito della corsa afferma che: “L'attività che consiste nello spostare concretamente il mio corpo nello spazio, attraverso una sofferenza diciamo opzionale, mi ha fornito un’occasione estremamente valida di apprendimento.” Che ne pensi?
 
Penso che quelle di Murakami siano parole quanto mai perfette per descrivere cosa sia la corsa per un’atleta. Attraverso il movimento e anche attraverso la sofferenza si impara a conoscere i propri limiti, a raggiungere un obiettivo non senza difficoltà e ad esserne soddisfatti! Una volta raggiunto oltre a trarne un beneficio fisico importante, ti permette di capire che per raggiungere i traguardi in generale nella vita occorre volerli anche con la sofferenza. Alla fine il successo è assicurato!
 
Cosa sono per te i limiti?
 
I limiti sono quelle barriere, spesso create da noi stessi, che riteniamo invalicabili.  L’ho sperimentato personalmente se penso che solo 3 anni fa, fare 15 km di corsa per me era un limite insuperabile. Oggi corro una maratona! La mia prima lo scorso 22 ottobre, a Venezia, un’esperienza memorabile, straordinaria, sono entusiasta come una bambina. Questo esempio, per dire che non sempre i limiti sono veri limiti, con la passione, la costanza, la volontà si può alzare sempre di più l’asticella. Attenzione, non bisogna mai dimenticarsi di saper ascoltare il proprio corpo e la propria mente. I limiti esistono, ma forse non sono sempre quelli che crediamo!
 
Stiamo componendo la nostra colonna sonora, dicci la tua canzone per correre o che ti dà la carica per farlo.
 
Non ho una colonna sonora in particolare, mi piace ascoltare la fatica e confondermi nella natura, assaporarla e riuscire a stupirmi dei suoi profumi, colori e rumori, sempre diversi, che mi danno la carica in ogni stagione. Quale canzone migliore? 
 
Obiettivi per il futuro?
 
Il mio principale obiettivo è quello di non fermarmi. La corsa è lo sprint che mi accompagna nei continui cambiamenti della vita per renderla sempre migliore verso me stessa e verso chi mi vive più da vicino,  traguardo dopo traguardo.
 
La ricetta per essere un buon podista?
 
Per essere un buon podista occorre allenarsi costantemente, avere uno stile di vita sano sia dal punto di vista alimentare che di abitudini in generale. Ma l’unico vero ingrediente indispensabile è la passione. Con la passione si raggiungono traguardi e si superano limiti impensabili. La corsa rende liberi, distoglie la mente da inutili pensieri, dona felicità.




 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 31 Ottobre 2017 23:18
 

Ottobre 2017

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Dicci qualche cosa di te 

Nasco nel 1977 a Lodi, oggi ho 40 anni. Ho sempre amato lo sport e mettermi in gioco.Corro da quando mi ricordo. Negli anni la corsa è diventato uno strumento di consapevolezza: del mio corpo, dei miei pensieri e delle mie emozioni.

Partiamo dalla fine o per meglio dire da ciò che ti sei inventato per riassumere ciò che fai e ciò che sei, il Joy trainer. Spiegaci meglio.
 
Joy Trainer letteralmente significa allenatore della gioia. La gioia si raggiunge quando portiamo nel mondo le nostre qualità, i nostri talenti, la nostra unicità senza paura del giudizio degli altri e senza doverci adattare a quello che gli altri si aspettano da noi. E’ per questo che amo particolarmente lavorare con bambini e adolescenti. Se si apprende da piccoli ad ascoltarsi, a rispettarsi e farsi rispettare, ad andare nel mondo a testa alta e a credere nelle proprie qualità, qualsiasi cosa si sceglierà di fare sarà un successo. Molte persone credono che il successo sia legato soltanto al fare, alla forza di volontà e alle competenze, in realtà queste non bastano a garantire il risultato. E’ necessario includere le emozioni, le paure, le resistenze, le fantasie e le credenze che la persona ha e trasformare quelle che ostacolano la realizzazione dei propri sogni. Per questo integro il lavoro motorio, il lavoro sulle emozioni e sulle convinzioni limitanti nel mio percorso di crescita personale.
 
Per noi corridori però la cosa che più ci incuriosisce è la tua prima 100 Km. Come ti è venuta questa idea?
 
Ho vissuto gran parte della mia vita nella fatica, del resto correvo i 400 metri a ostacoli. Quando ti specializzi nel saltare un ostacolo ogni 100 metri poi le difficoltà che incontri nella vita sembrano quasi normali.Vivevo nella convinzione che per ottenere qualsiasi risultato bisognasse sudare, sputare sangue, duellare con i propri mostri interni ed esterni. Negli anni ho trasformato tantissime cose della mia vita e anche ottenuto molti successi. Ma l’abitudine a fare fatica era ancora una fida compagna. Ho deciso di lasciarla andare e per farlo, senza aver mai corso prima nemmeno una mezza maratona, mi sono iscritto alla 100 km del Passatore. Il 27 maggio 2016 ogni appoggio da Firenze a Faenza è stato la spinta del mio rito di passaggio. Quando ho tagliato il traguardo dopo 18h54’ (che è anche il titolo del mio libro), ho fatto un inchino a me, alla vita e al nuovo.
 
Ma non è che anche il gene della corsa si può ereditare? Quest'anno aver potuto ricordare insieme a te e tanti amici tuo papà è stata una grande emozione per tutti. In quella corsa c'era dentro un po' anche di lui?
 
Non ho corso per papà, non ho corso per emularlo, ho corso per me. Certo, lo voglio condividere, in tutti gli allenamenti dove correvo per più di quattro ore, nel punto in cui sentivo di non avere più le forze, la cosa che avrei voluto più di tutte è avere lui vicino. Mi manca nella corsa così come mi manca nella vita. Quest’anno,  a vent’anni dalla sua morte, sono nel punto della vita in cui ne ho vissuto esattamente metà con lui e metà senza.
 
Diciotto ore cinquantaquattro minuti non è solo il tempo con cui hai tagliato il traguardo della 100 km ma anche il titolo del libro che hai scritto. Un altro bel traguardo, perché questa voglia di raccontare la tua esperienza?
 
Al ritorno dal Passatore, molti dei miei amici mi hanno chiesto di raccontare cosa avevo vissuto. Proprio in uno di questi momenti, mentre condividevo emozioni, consapevolezze, intuizioni, tre di loro mi hanno detto che queste cose le avrei dovute scrivere e condividere con molte persone. Quella stessa sera è nato il libro. Poi ho trovato altre persone che mi hanno aiutato a renderlo realtà.
 
Per ognuno quindi, in ogni ambito della vita, la sfida è con se stesso?
 
Se per sfidare se stessi intendi migliorarsi, la risposta è sì. Se invece intendi combattere e fare fatica, allora credo che il primo passo debba essere mollare la presa e concedersi il lusso di imparare a stare con quello che si sente.
 
Correre per vivere o vivere per correre?
 
La corsa, dal mio punto di vista, è solo uno strumento che utilizzo per innaffiare risorse: la determinazione, la capacità di stare nel momento presente (non sprecando energie nelle preoccupazioni per il futuro né nel  rimuginare sul il passato), il contatto profondo con il mio corpo e con tutte le mie sensazione fisiche, la gradualità, la fiducia e l’intuizione.
 
Progetti per il futuro? E per chi volesse incontrarti e conoscere meglio ciò che fai cosa deve fare?
 
Alcuni sono ancora top secret. Dal punto di vista professionale ho deciso di dedicare il massimo delle energie per quest’anno a percorsi di counseling per adolescenti, counseling e psicomotricità in acqua e a diffondere uno stile di corsa consapevole. Per incontrarmi tutti i miei contatti li trovate sul mio sito web www.joytrainer.it
 
Nessun progetto riguarda direttamente il nostro territorio?
 
Certamente. Una gran parte del mio lavoro si svolge attraverso sessioni individuali. La porta è aperta sempre per tutti. Sono sempre disponibile quando vengo chiamato in alcune realtà, che possono essere società sportive, associazioni culturali, onlus, fondazioni, scuole a fare serate gratuite informative e divulgative.
 
Stiamo creando la nostra colonna sonora...la tua canzone per correre?
 
Silvia, mia moglie!
 
Concludiamo con la nostra classica domanda. Qual è la ricetta per essere un buon podista?
 
Mente, corpo ed emozioni sono uno. I tuoi piedi vanno dove va la tua energia. Intendo dire, ad esempio, che se il respiro è corto perché sei arrabbiato, i tuoi appoggi sono pesanti e lenti e non c’è allenamento che tenga se non agisci contemporaneamente anche sul trasformare le emozioni e i pensieri che ostacolano la tua performance.
 
 
 
Ultimo aggiornamento Martedì 26 Settembre 2017 18:41
 

Settembre 2017

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Dicci qualche cosa di te.

 
Mi chiamo Riccardi Liviana, nome strano scelto da mio padre, sona nata a Trigolo, un piccolo paese nella campagna alle porte di Cremona, la più piccola di tre fratelli con mamma e papà impegnati nei lavori agricoli. Proprio per motivi lavorativi ci siamo spostati nel lodigiano dove ho affrontato le scuole e dove ho conosciuto Gianni, il mio futuro marito e con il quale sono spo

sata ormai da 45 anni. Per tanti anni ho lavorato come sarta ed ora mi godo la mia pensione.
 
Sei la moglie del Presidente, una sorta di first Lady, lasci fare tutto a lui o discutete sulle decisioni da prendere?
 
Non intervengo mai, lascio che sia sempre lui a decidere insieme al valido gruppo di persone che compongono il consiglio direttivo. Al massimo io cerco di tranquillizzarlo nei momenti di maggiore tensione cerco sempre di convincerlo anche a chiedere aiuto e di non
 intestardirsi a fare tutto da solo.
 
Quando più di 13 fa anni tuo marito ha deciso di mettersi in gioco e salvare il gruppo dal probabile scioglimento, tu come hai reagito? Eri d'accordo con questa decisione?
 
Sapevo che sarebbe stato un impegno molto stressante però cono
scevo anche le sue capacità e a quanto tenesse al gruppo quindi non ho opposto nessuna resistenza.
 
E oggi saresti ancora d'accordo con quella scelta?
 
Probabilmente si, anche se gli anni passano, le nuove norme sono sempre più complesse e le responsabilità più grandi. Per questo mi auguro sempre che ci sia un
 ricambio generazionale ed uno sforzo maggiore da parte di tutti.
 
Quale futuro vedi?
 
Un futuro difficile proprio perché le nuove leggi tendono a trasformare ciò che era l'organizzazione di un passatempo amatoriale, in una vera e propria azienda. Se continuerà questa tendenza saranno sempre meno le persone disposte a mettersi in gioco. Da un certo punto di vista invece, il gruppo ed il podismo in generale, dovrebbe trovare il modo di sfruttare la svolta wellness nelle moderne tendenze di vita, coinvolgendo anche una fascia di età più giovane. Non è facile, forse si dovrebbero apportare delle modifiche importanti nel modo di intendere la corsa e l'organizzazione degli eventi.
 
In un gruppo, così in tutta la società il ruolo delle donne è essenziale anche se spesso è oscuro e dietro le quinte. Ti costa molta fatica oltre a molto tempo?
 
La fatica c'è, per molti si tratta di una, due giornata all'anno ma in realtà l'impegno è quasi quotidiano. Quando ci avviciniamo alle date delle nostre corse, la fatica si fa maggiormente sentire e a volte mi chiedo chi me lo abbia fatto fare. Poi quando vedo tutte quelle persone contente capisco che in realtà tutto ha un senso. Poi di certo non sono sola, ce ne sono tante disposte a dare una mano.
 
Non hai mai corso ma le passeggiate ti piacciono molto, quali sono i motivi?
 
No, non sono mai riuscita a correre però camminare mi piace perché mi piace stare in mezzo alla natura, guardare i paesaggi, mi rilassa. Forse è una delle migliori medicine.
 
Hai qualche obbiettivo per il futuro?
 
Nessun obbiettivo particolare, quelli li lascio ai giovani che spero siano sempre ambiziosi. Di mio mi auguro di poter continuare a dare una mano.
 
Fare parte di un gruppo ha aiutato anche a stringere nuove amicizie e saldare quelle storiche.
 
Sicuramente è una delle cose più positive. Anche se qualcuno va e viene si riescono a consolidare delle solide amicizie che ti porti a dietro per tutta la vita e che esulano dal solo discorso podistico. Siamo un bel gruppo e assieme ci divertiamo organizzando anche tante belle giornate da trascorrere in compagnia.
 
E quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?
 
Un buon podista deve sentire sotto la pelle la maglia che indossa, il senso di appartenenza ad un gruppo e ad un movimento è fondamentale per se stessi e per gli altri. Essere felici di ciò che si sta facendo permette di superare tutte le difficoltà e anche gli inevitabili sacrifici si trasformano in piacere.
 
Ultimo aggiornamento Martedì 26 Settembre 2017 18:49
 

Agosto 2017

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Dicci qualche cosa di te.
 
Mi chiamo Ornella Balconi, sono nata nel 1952 e sono sposata con Armando. Durante la settimana faccio la nonna in Brianza e nel week-end la podista lodigiana. Da un po’ sono presidente del GS Marciatori Lodigiani Avis-Admo-Aido.
 
Quando è iniziata la tua passione per la corsa?
 
Non ho un ricordo preciso dell'inizio, nessuna data particolare. So che facendo la commessa rimanevo al chiuso tutta la giornata e sentivo poi il desiderio di evadere. Mio marito già andava alle corse la Domenica così ho iniziato a seguirlo e non ho più smesso.
 
Sei una delle poche presidenti donna, è ancora un tabù culturale e pensi che tu abbia più difficoltà rispetto ad un uomo?
 
In realtà non mi sono mai posta il problema. Nella vita ho sempre pensato che l'importante è trovarsi bene con le persone al di là che si tratti di uomini o di donne così, da quando mi sono trovata alla testa del Gruppo, ho solo cercato di farlo al meglio anche grazie a collaboratori che mi aiutano e mi rispettano.
 
Anche il vostro gruppo, che è uno storico gruppo di Lodi, è alle prese con il ricambio generazionale. Pensi si possa fare di più per coinvolgere i più giovani?  
 
Il problema dei giovani è spesso legato al tempo e al fatto che lavorando, oltre agli impegni delle proprie famiglie, hanno poche risorse da poter dedicare. Si cerca di coinvolgersi e agevolarli ma non sempre ci si riesce. La speranza è quella che, tenendo duro noi della vecchia guardia, priamo o poi si venga presi come esempio ed emulati.
 
Dividi la passione per la corsa ma anche il timone del Gruppo con tuo marito, ma non litigate mai?
 
Sempre. Soprattutto a ridosso di una marcia quando la tensione per l'organizzazione si fa sentire. Poi però siamo felici di quello che facciamo, ci mettiamo sempre d'accordo e tutto passa.
 
Con il tuo gruppo unite l'amore per la corsa alla solidarietà, non a caso siete Avis Aido Aimo. Cos'è donare? Perché donare? Perché mettersi a disposizione del prossimo?
 
Donare è una parola importante. Si deve donare soprattutto il nostro tempo per chi ne ha bisogno. Non servano gesti eclatanti, donare è anche fare un sorriso, un saluto, una chiacchierata con chi si sente solo. Donare è fare del bene, mettersi a disposizione e farlo solo per il piacere della compagnia del prossimo.
 
Qual è il ricordo più bello che hai legato alla corsa?
 
Sicuramente quando hanno consegnato il premio "Amore per lo sport" a mio marito perché tutto ciò che fa lo fa con tanta passione.
 
Un obbiettivo per il futuro?
 
Cercare di continuare il mio impegno per il Gruppo nonostante dovrò dividermi tra il lodigiano e la brianza.
 
La canzone o le canzoni ideali per correre?
 
Anni fa con le mie amiche quando camminavamo usavamo cantare così ci chiamavano le canterine. Le canzoni sono tutte belle, non riesco a sceglierne una, l'importante è camminare o correre in allegria.
 
Quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?
 
Mangiare sano, fare una vita sana e correre per il piacere di stare con gli altri. Un briciolo di sana competitività non guasta mai.
 
 
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MARCE DELLA SETTIMANA


DOMENICA 17

Trezzo sull'Adda (Mi)
Camminata di Natale
Km 8-14-20


COMUNICAZIONI DI SERVIZIO

GIOVEDI' 8
Consiglio Direttivo


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