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Personaggio del mese 2017

Marzo 2017

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Dicci qualche cosa di te.

Sono nata a Lodi il 25 marzo 1975 da papà Luigi e mamma Mariarosa e al mio arrivo mi ha accolto con non poca perplessità una sorellina di nome Monica di 5 anni più grande. Sono cresciuta a Tavazzano dove ancora oggi risiedo con la mia famiglia e lavoro come tecnico comunale. Ho frequentato l’oratoriano fino alla veneranda età di 20 anni, quando poi gli studi e le prime esperienze lavorative mi hanno portato a cimentarmi con nuovi orizzonti lontano dai legami tavazzanesi.  Nel 2001 sono convolata a nozze con il mio eterno fidanzato Cristian e dal matrimonio sono nati due splendidi bambini, Tommaso di 11 anni e Isabella di 8.

Quando hai iniziato a correre?
 
Ho indossato timidamente le mie prime scarpe da corsa nell'aprile del 2009. Dopo essere diventata mamma per la seconda volta e aver concentrato tutte le mie forze nella crescita delle mie piccole vite, ho avvertito sempre più forte l’esigenza di tornare a muovermi e di dedicare del tempo a me stessa.
 
Cos’è per te la corsa e perché corri?
 
Sono sempre stata una grande sportiva ed ho praticato tanti sport anche se il mio grande amore è sempre stata la pallavolo che dall’età di 7 anni ho praticato per 15 anni filati. Il podismo era l’ultimo dei miei pensieri perché amavo gli sport di squadra, la collaborazione con i compagni per arrivare ad un sistema di gioco vincente, l’adrenalina delle partite, la voglia di vincere. Poi con gli anni ha preso il sopravvento la mia natura da “lupo solitario” ed ho pensato che la corsa potesse essere il giusto compromesso iniziando ad allenarmi da sola.
 
Ti alleni diversi giorni alla settimana, come si fa a conciliare la corsa con gli impegni di mamma, moglie e lavoratrice?
 
Non è facile, all’inizio riuscivo a ritagliarmi solo piccolissimi spazi, una-due uscite settimanali. Con i figli un po’ più grandicelli e l’aiuto di marito e dei famigliari la cosa si è fatta meno complicata anche se i sacrifici rimangono. Aver trovato altre persone con le quali condividere la stesa passione è un grande aiuto ed un grande motivazione verso traguardi sempre più ambiziosi.
 
La corsa per te è una sfida con te stessa o con il cronometro?
 
Più che una sfida con me stessa, la corsa è diventata uno stile di vita. E’ il modo migliore per scaricare tensioni e stress e questo giova anche a tutti gli altri componenti della famiglia. E’ il modo per tenere in forma sia il mio corpo che la mia mente perché si riflette in ogni aspetto della vita quotidiana dall’alimentazione al sonno.
 
Cosa sono per te i limiti?
 
I limiti sono solo delle scuse ed avere al mio fianco altre persone che condividono la mia stessa passione, mi sprona a superarle. Ho imparata a trasformare questi “limiti” queste “scuse” in obbiettivi e traguardi da raggiungere.
 
Qual è il ricordo più bello che hai legato alla corsa?
 
La prima maratona. Il 27 Novembre 2016 a Firenze mi sono messa al collo una medaglia che pensa 42,195 chilometri di fatica, mille e più allenamenti estenuanti fatti a qualsiasi ora del giorno quando con i miei amici e compagni riuscivamo a ritagliarci del tempo per le scarpe da running. Di quel giorno ricordo tutto, in particolare il momento in cui ho tagliato il traguardo e mi sono sciolta in un pianto liberando tuta la gioia che avevo in corpo e cercando tra la folla dei visi amici con cui festeggiare.
 
Un obbiettivo per il futuro?
 
Ripetere e perché no migliorare l’impresa di Firenze perché quella è stata sicuramente la miccia che ha fatto scaturire in me la consapevolezza di potercela fare e la voglia di riprovarci e riassaporare quelle emozioni. Dovrò fare la mia scelta in modo oculato, non tanto per fare, non a caso ma per fare ed essere contenta di aver fatto.
 
La canzone o le canzoni ideali per correre?
 
Correre per me è riflettere, immergermi nei miei pensieri e abbandonarmi alla fatica. Non potrei fare tutto questo senza le mie inseparabili cuffiette nelle orecchie per la gioia dei miei compagni corsa. La musica mi permette di concentrarmi sul respiro, sul ritmo e sulle sensazioni che il mio corpo mi restituisce. Non c’è una canzone in particolare ma cerco quello che mi emozionano e mi danno la carica. Ho una play list che uso e che periodicamente aggiorno assecondando il mio umore e le mie sensazioni. 
 
Quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?
 
Non conosco la ricetta per essere un buon podista, ho ancora tante cose da imparare dai più esperti e tanti chilometri da macinare. Sicuramente costanza e caparbietà sono indispensabili per non mollare mai anche con il freddo e la pioggia invernarle o il calore e l’afa estiva. Certo un po’ di follia non può guastare specie se sei costretto a puntare la veglia alle cinque del mattino per uscire ad allenarti.
 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Marzo 2017 18:45
 

Febbraio 2017

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Dicci qualche cosa di te.

Mi chiamo Gabriele Ferrari sono nato a Casalpusterlengo il 24 Settembre del 1949. Tecnico Telecom in pensione, sono sposato con Carla Grassi con la quale ho due figli, Cristina e Gianluca e due splendide nipotine Giorgia ed Alice. Dal 1989 sono presidente del Gruppo Podistico Casalese.

Quando hai iniziato a correre?

La prima corsa vera l’ho fatta a militare alle Cascine, una competizione tra caserme. Non sapevo di saper correre ma in quell’occasione arrivai secondo. Poi da “borghese” ho fatto la prima corsa trascinato dall’amico Giuseppe Ferri, il 12 Giugno del 1971 a Casalpusterlengo dove la Pro Loco organizzava una 24 chilometri. Sino al 1975 ho corso nelle occasioni che si presentavano nel lodigiano e province limitrofe, raccogliendo anche qualche soddisfazione.  Poi il matrimonio, la casa, i figli, mi hanno “consigliato” di sospendere sino al Settembre 1981 quando sono arrivato al G.P. Casalese che nato nel Febbraio dello stesso anno.

Cos’è per te la corsa e perché corri?

Inizialmente pensavo fosse una moda del momento che avrei abbandonato poco dopo, poi invece, partecipando alle corse (inizialmente tutte competitive) ho conosciuto nuovi amici, nuove realtà ed ho scoperto che mi piaceva parecchio, quasi più del calci che avevo abbandonato. Il perchè corro è difficile e facile da spiegare nello stesso tempo. Perché mi diverto, perché provo ogni volta nuove sensazioni, perché mi ha dato il modo di conoscere un esercito di persone che condividono la mia passione.

Maratone in giro per il mondo, competitive su pista, non competitive, tanti Km percorsi e adesso tanto tempo riservato agli altri e a tutti i dettagli organizzativi. Ma come fai a non stancarti mai?

Quando ho smesso di correre ho sofferto per parecchio tempo, soprattutto quando vedevo gli amici che tagliavano il traguardo di una maratona con quel sorriso soddisfatto che ho provato per 44 volte. So cosa si prova quando si arriva su quella linea bianca dopo aver sofferto per 42 chilometri, ogni volta mi dicevo “questa è l’ultima, ma chi me l’ha fatto fare?” poi un’ora dopo pensavo alla successiva. E’ dura, è difficile dover rinunciare, ma la legge naturale degli anni che passano e gli acciacchi che si presentano sempre più frequentemente, impone di far funzionare anche il cervello e da lì la decisione di fermarsi. Smettere di correre, di competere, si può fare anche se con sacrificio, ma non potevo abbandonare un mondo che mi ha dato tanto.  Di stanchezza non ne ho mai sentita, però a volte succedono cose che mi fanno riflettere e mi chiedo il perché lo faccio, per cosa e per chi. Sono momenti di sconforto quando capitano problemi apparentemente insormontabili, come le nuove responsabilità che ogni tanto calano dall’alto o qualche dissidio con i soci del gruppo. In quei momenti viene voglia di abbandonare tutto ma poi esce l’orgoglio e si accetta la sfida provando a sistemare tutto anche se non sempre ci si riesce. Una cosa importantissima in queste occasioni sono le persone che si hanno intorno. Se sono valide i problemi si risolvono in fretta. 

In 36 annidi attività hai visto nascere e crescere il mondo della corsa. Ma cosa è cambiato nel tempo? Come si è evoluto?

Sono cambiate molte cose. Innanzitutto la mentalità e la cultura dello sport in generale. Quando ho iniziato, le persone mi vedevano per strada con i pantaloncini corti ed un paio di Superga (ciabatte) e mi prendevano per matto. Qualcuno, per non farsi vedere, si spostava in macchina fino alla campagna. E’ cambiato l’abbigliamento, prima si usava quello che c’era in casa, oggi si spendono fior di quattrini per avere le scarpe di marca o quelle dei campioni, come se fossero le scarpe o la canotta a farti andare più forte. E’ cambiato il mondo di proporsi alla corsa. Una volta si correva la domenica e al massimo un giorno infrasettimanale se si aveva tempo, ma non c’era nessun programma e lo si faceva per stare in compagnia con il solo gusto di correre. Ora si esce come minimo due o tre volte la settimana, si seguono tabelle e diete ferree, si controllano i battiti, la velocità, si programmano le gare da fare. Si è più preparati e più controllati e questo è sicuramente positivo però forse si è perso lo spirto primordiale della corsa. Il dotato o il meno dotato lo si trova ancora nelle competitive Fiasp ma anche lì manca il ricambio generazionale e difatti sono sempre di più i capelli bianchi e sempre meno i giovani.

Fiasp, Fidal, CSI, iniziative extra sportive. Come fai a fare tutto così bene?

Se lo faccio bene o male lo lascio dire agli altri, di sicuro quando intravedo la possibilità di imbastire una nuova iniziativa, un’opportunità che potrebbe soddisfare qualche persone, non mi tiro mai indietro e faccio sempre le mie proposte che però da sole non bastano, così come non basto solo io. Per far si che il progetto vada in porto serve l’impegno di più persone. Io ci metto tutto me stesso, senza risparmiarmi, ma non sempre può bastare. A Maggio ho assunto la presidenza del comitato territoriale Fiasp di Lodi, è un compito difficile, ma se tutti i componenti fanno la loro parte tutto diventa più facile. Per la Fidal il compito è diverso perché ho maggiori responsabilità dirette per il controllo delle visite mediche, dei tesseramenti e delle iscrizioni quindi posso contare solo su me stesso stando attento a non sbagliare perché pagherei in prima persona.

Presidente del GP Casalese, Presidente del Comitato Fiasp Lodigiano e adesso consigliere nazionale. Ruoli prestigiosi e oneri importanti. Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro del nostro sport? 

Credo di aver risposto nella precedente domanda, per il futuro vedo fondamentalmente due grandi problemi. Il ricambio generazionale con la difficoltà di coinvolgere, anche nella gestione dei gruppi i più giovani e l’introduzione quasi a getto continuo di nuove norme e cavilli. Una burocratizzazione del nostro mondo che vede il suo paradosso nella presenza alle manifestazioni del defibrillatore che, a due anni dall’entrata in vigoro della legge Balduzzi, continua a subire rinvii e proroghe.

Quel è il ricordo più bello che hai legato alla corsa?

Come è facile immaginare, in 45 anni di attività ce ne sono parecchi. Ci sono quelli bellissimi legati alle competitive, quelli legati alle amicizie nate e coltivate nel tempo in questo ambiente e le piccole e grandi soddisfazioni che mi sono tolto. Se devo sceglierne uno allora dico la prima maratona corsa a New York nel 1987. La feci con la macchina fotografica in mano, non esisteva il digitale, quindi era un bel peso da portarsi dietro. Legata a questo ricordo ci aggiungo la soddisfazione di aver fatto partecipare a questa corsa tutti i componenti della mia famiglia. Cristina nel 1996 e 1997, Gianluca ancora minorenne del 1996 e per ultima mia moglie Carla nel 2007.

Cosa sono per te i limiti?

Suppongo si parli di limiti sportivi perché di limiti ce ne sono a montagne. I limiti di decenza sono quelli che più mi colpiscono o forse è meglio definirli di indecenza, come tagliare il percorso di gara, partire anticipatamente oppure danneggiare l’avversario. In questi anni ne ho viste di tutti i colori. Un limite che per me che non si dovrebbe mai superare è quello di dare più del dovuto. Mi spiego, a volte sono al traguardo a scattare delle fotografie e vedo persone stramazzare al suolo subito dopo aver terminato la corsa, stare male, non riuscire a rialzarsi. Sono condizioni a cui un atleta “normale” non dovrebbe mai arrivare perché correre ci insegna anche ad ascoltare il nostro corpo, ad aver una maggior consapevolezza di noi stessi. Sapersi fermare è importante quanto saper partire perché con la salute non si scherza. I limiti cronometrici invece sono i più belli perché danno lo stimolo per allenarsi e per fare tutti i sacrifici necessari per stabilire sempre nuovi primati personali.

Quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?

Anche qui la cosa è molto soggettiva, se si corre contro il cronometro ci si deve comportare in un certo modo, se si corre solo per il gusto di correre è decisamente un’altra cosa.  Se chiediamo a dieci podisti un parere avremo sicuramente dieci pareri diversi. La mia opinione è di divertirsi correndo o marciando, se viene meno il divertimento diventa un impegno e direi di lasciar perdere. Anche l’amicizia con altri che condividono la stessa passione può essere d’aiuto. Ecco, riassumerei con questi due principali ingredienti la mia ricetta del buon podista: divertimento e amicizia.


 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Febbraio 2017 20:27
 

Gennaio 2017

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Dicci qualche cosa di te.

Sono nato nel 1944 a Lodi in una famiglia di contadini, penultimo e unico maschio dei loro cinque figli. Come si usava ai miei tempi, ho iniziato prestissimo a lavorare facendo il pendolare verso le industrie dalla metropoli milanese. Dopo aver svolto il servizio militare e ad aver purtroppo perso entrambi i genitori, mi sono sposato con Liviana, stabilendomi definitivamente a Tavazzano. Nel 1979 è nato il nostro unico figlio Andrea. Dopo quarant’anni di lavoro sono andato in pensione e dal 2004 ho assunto la carica di presidente del Gruppo Podistico Tavazzano al quale già appartenevo dal 1989. Per quattro anni sono stato anche vicepresidente del Comitato provinciale Fiasp del quale sono ancora consigliere.

Quando hai iniziato a correre?

Ho iniziato a metà degli anni settanta, a causa della crisi energetica la Domenica non era possibile circolare in macchina e si iniziarono ad organizzare le prime corse. Poi ho smesso per un po’ di tempo fino a riprendere su consiglio del cardiologo per tenere sotto controllo l’ipertensione nel 1989.

Cos’è per te la corsa e perché corri?

La corsa è prima di tutto passione, non so se riuscirei a starci senza. Poi è amicizia, impegno e soprattutto salute. Difficilmente ho trovato medicine che mi hanno fatto stare meglio di una corsa o di una passeggiata all’aria aperta.

Nel 2004 in un periodo un po’ di stanca del gruppo hai deciso di prenderne in mano le redini e diventare presidente. Perché?

Dopo le dimissioni dell’allora presidente Giancarlo Brena, nessuno voleva farsi carico dell’impegno e questo avrebbe portato sicuramente allo scioglimento del gruppo. Non potevo permetterlo e nonostante la mia scarsa attitudine al comando, decisi di metterti in gioco e mi candidai. Nonostante tutte le perplessità del momento, il consiglio direttivo accettò la mia candidatura ed il gruppo poté continuare le sue attività.

Si può dire che hai traghettato il gruppo nell’era moderna, una sorta di GP Tavazzano 2.0 con nuovi impegni, nuove responsabilità ma anche nuove possibilità. Se dovessi fare un bilancio fino a qui della tua presidenza sarebbe in utile o in perdita?

Oggi più di ieri le responsabilità sono aumentate e questo ha portato un maggiore stress ed un maggiore impegno di energie che siamo riusciti a sopperire grazie all’impegno di più persone e ad una migliore organizzazione manageriale del gruppo. I tempi moderni però ci hanno messo a disposizione nuove tecnologie che ci hanno permesso di presentarci ad un pubblico più ampio, aumentando la nostra visibilità e la visibilità di tutte le iniziative in cui siamo impegnati. Penso al sito internet ed ai social media Facebook, Twitter, Youtube. Questo ha contribuito ad un ringiovanimento del gruppo e al successo di pubblico delle nostre corse “Marcia del Nebbiolo” e “Camminata serale del parco Sillaro”. Con ancora nel cuore il fresco ricordo della Benemerenza Civica che il Comune di Tavazzano ci ha consegnato nel 2016, non posso che considerare fin qui il bilancio più che positivo, consapevole però che possiamo e dobbiamo fare ancora di più.

Qual è il ricordo più bello che hai legato alla corsa?

Mi riesce difficile non citare il momento in cui ho tagliato il traguardo della Maratona di New York, ma se proprio devo sceglierne uno dico quella volta a Codogno in cui per la prima volta corsi per 15 Km senza mai fermarmi.

La corsa per te è una sfida con il cronometro o una sfida con te stesso?

Non ho mai vissuto la corsa come una sfida né con me stesso né con il cronometro. Per me la corsa è semplicemente divertimento.

Cosa sono per te i limiti?

I limiti sono i paletti imposti dal mio corpo per avvertirmi quando fermami. Mi piace rispettarmi e quindi cerco di non andare mai oltre, una cosa che da giovane era più difficile da controllare.

Quali sono gli obbiettivi per il futuro?

Come podista l’obbiettivo è quello di rimanere sempre in buona salute per continuare a correre e camminare. Come presidente invece vorrei formare un gruppo dirigente giovane che possa portar avanti il gruppo e la nostra idea di aggregazione fatta di sport, amicizia e impegno sociale.

Quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?

Sacrificio, pazienza, capacità di ascoltar il proprio corpo, capacità di stare con gli altri.

 

 
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Dicembre 2016 13:34
 

Il personaggio del mese

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Ormai da anni cerchiamo di raccontarvi il nostro colorato e forse un pò pazzo mondo.

Il mondo di chi si alza prestissimo la mattina per allenarsi o lo fa la sera nonostante sia tornato tardi e stanco dal lavoro. Il mondo di chi potrebbe dimenticare di portare con se l'orologio per controllare il tempo e le pulsazioni ma non potrebbe mai rinunciare a correre con gli amici. Il mondo di chi la corsa non è solo uno sport ma anche una famiglia con cui vivere 365 giorni all'anno. Il mondo di chi ha come miglior tranguardo la partenza e non l'arrivo.

Dal 2017 vogliamo raccontarvi più a fondo anche i personaggi che compongono il nostro mondo ed in questo spazio, ogni mese, troverete l'intervista a cuore aperto ad uno di loro.

Si parte a Gennaio con....seguiteci per scoprirlo.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Dicembre 2016 13:43
 


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MARCE DELLA SETTIMANA


DOMENICA 21

Pandino (Cr)
38a Camminata Pandinese
Km 7-11-15-20

Zinasco Vecchio (Pv)
42a Marcia di Sant'Antonio
Km 7-13-19

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