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Personaggio del mese 2017

Ottobre 2017

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Dicci qualche cosa di te 

Nasco nel 1977 a Lodi, oggi ho 40 anni. Ho sempre amato lo sport e mettermi in gioco.Corro da quando mi ricordo. Negli anni la corsa è diventato uno strumento di consapevolezza: del mio corpo, dei miei pensieri e delle mie emozioni.

Partiamo dalla fine o per meglio dire da ciò che ti sei inventato per riassumere ciò che fai e ciò che sei, il Joy trainer. Spiegaci meglio.
 
Joy Trainer letteralmente significa allenatore della gioia. La gioia si raggiunge quando portiamo nel mondo le nostre qualità, i nostri talenti, la nostra unicità senza paura del giudizio degli altri e senza doverci adattare a quello che gli altri si aspettano da noi. E’ per questo che amo particolarmente lavorare con bambini e adolescenti. Se si apprende da piccoli ad ascoltarsi, a rispettarsi e farsi rispettare, ad andare nel mondo a testa alta e a credere nelle proprie qualità, qualsiasi cosa si sceglierà di fare sarà un successo. Molte persone credono che il successo sia legato soltanto al fare, alla forza di volontà e alle competenze, in realtà queste non bastano a garantire il risultato. E’ necessario includere le emozioni, le paure, le resistenze, le fantasie e le credenze che la persona ha e trasformare quelle che ostacolano la realizzazione dei propri sogni. Per questo integro il lavoro motorio, il lavoro sulle emozioni e sulle convinzioni limitanti nel mio percorso di crescita personale.
 
Per noi corridori però la cosa che più ci incuriosisce è la tua prima 100 Km. Come ti è venuta questa idea?
 
Ho vissuto gran parte della mia vita nella fatica, del resto correvo i 400 metri a ostacoli. Quando ti specializzi nel saltare un ostacolo ogni 100 metri poi le difficoltà che incontri nella vita sembrano quasi normali.Vivevo nella convinzione che per ottenere qualsiasi risultato bisognasse sudare, sputare sangue, duellare con i propri mostri interni ed esterni. Negli anni ho trasformato tantissime cose della mia vita e anche ottenuto molti successi. Ma l’abitudine a fare fatica era ancora una fida compagna. Ho deciso di lasciarla andare e per farlo, senza aver mai corso prima nemmeno una mezza maratona, mi sono iscritto alla 100 km del Passatore. Il 27 maggio 2016 ogni appoggio da Firenze a Faenza è stato la spinta del mio rito di passaggio. Quando ho tagliato il traguardo dopo 18h54’ (che è anche il titolo del mio libro), ho fatto un inchino a me, alla vita e al nuovo.
 
Ma non è che anche il gene della corsa si può ereditare? Quest'anno aver potuto ricordare insieme a te e tanti amici tuo papà è stata una grande emozione per tutti. In quella corsa c'era dentro un po' anche di lui?
 
Non ho corso per papà, non ho corso per emularlo, ho corso per me. Certo, lo voglio condividere, in tutti gli allenamenti dove correvo per più di quattro ore, nel punto in cui sentivo di non avere più le forze, la cosa che avrei voluto più di tutte è avere lui vicino. Mi manca nella corsa così come mi manca nella vita. Quest’anno,  a vent’anni dalla sua morte, sono nel punto della vita in cui ne ho vissuto esattamente metà con lui e metà senza.
 
Diciotto ore cinquantaquattro minuti non è solo il tempo con cui hai tagliato il traguardo della 100 km ma anche il titolo del libro che hai scritto. Un altro bel traguardo, perché questa voglia di raccontare la tua esperienza?
 
Al ritorno dal Passatore, molti dei miei amici mi hanno chiesto di raccontare cosa avevo vissuto. Proprio in uno di questi momenti, mentre condividevo emozioni, consapevolezze, intuizioni, tre di loro mi hanno detto che queste cose le avrei dovute scrivere e condividere con molte persone. Quella stessa sera è nato il libro. Poi ho trovato altre persone che mi hanno aiutato a renderlo realtà.
 
Per ognuno quindi, in ogni ambito della vita, la sfida è con se stesso?
 
Se per sfidare se stessi intendi migliorarsi, la risposta è sì. Se invece intendi combattere e fare fatica, allora credo che il primo passo debba essere mollare la presa e concedersi il lusso di imparare a stare con quello che si sente.
 
Correre per vivere o vivere per correre?
 
La corsa, dal mio punto di vista, è solo uno strumento che utilizzo per innaffiare risorse: la determinazione, la capacità di stare nel momento presente (non sprecando energie nelle preoccupazioni per il futuro né nel  rimuginare sul il passato), il contatto profondo con il mio corpo e con tutte le mie sensazione fisiche, la gradualità, la fiducia e l’intuizione.
 
Progetti per il futuro? E per chi volesse incontrarti e conoscere meglio ciò che fai cosa deve fare?
 
Alcuni sono ancora top secret. Dal punto di vista professionale ho deciso di dedicare il massimo delle energie per quest’anno a percorsi di counseling per adolescenti, counseling e psicomotricità in acqua e a diffondere uno stile di corsa consapevole. Per incontrarmi tutti i miei contatti li trovate sul mio sito web www.joytrainer.it
 
Nessun progetto riguarda direttamente il nostro territorio?
 
Certamente. Una gran parte del mio lavoro si svolge attraverso sessioni individuali. La porta è aperta sempre per tutti. Sono sempre disponibile quando vengo chiamato in alcune realtà, che possono essere società sportive, associazioni culturali, onlus, fondazioni, scuole a fare serate gratuite informative e divulgative.
 
Stiamo creando la nostra colonna sonora...la tua canzone per correre?
 
Silvia, mia moglie!
 
Concludiamo con la nostra classica domanda. Qual è la ricetta per essere un buon podista?
 
Mente, corpo ed emozioni sono uno. I tuoi piedi vanno dove va la tua energia. Intendo dire, ad esempio, che se il respiro è corto perché sei arrabbiato, i tuoi appoggi sono pesanti e lenti e non c’è allenamento che tenga se non agisci contemporaneamente anche sul trasformare le emozioni e i pensieri che ostacolano la tua performance.
 
 
 
Ultimo aggiornamento Martedì 26 Settembre 2017 18:41
 

Settembre 2017

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Dicci qualche cosa di te.

 
Mi chiamo Riccardi Liviana, nome strano scelto da mio padre, sona nata a Trigolo, un piccolo paese nella campagna alle porte di Cremona, la più piccola di tre fratelli con mamma e papà impegnati nei lavori agricoli. Proprio per motivi lavorativi ci siamo spostati nel lodigiano dove ho affrontato le scuole e dove ho conosciuto Gianni, il mio futuro marito e con il quale sono spo

sata ormai da 45 anni. Per tanti anni ho lavorato come sarta ed ora mi godo la mia pensione.
 
Sei la moglie del Presidente, una sorta di first Lady, lasci fare tutto a lui o discutete sulle decisioni da prendere?
 
Non intervengo mai, lascio che sia sempre lui a decidere insieme al valido gruppo di persone che compongono il consiglio direttivo. Al massimo io cerco di tranquillizzarlo nei momenti di maggiore tensione cerco sempre di convincerlo anche a chiedere aiuto e di non
 intestardirsi a fare tutto da solo.
 
Quando più di 13 fa anni tuo marito ha deciso di mettersi in gioco e salvare il gruppo dal probabile scioglimento, tu come hai reagito? Eri d'accordo con questa decisione?
 
Sapevo che sarebbe stato un impegno molto stressante però cono
scevo anche le sue capacità e a quanto tenesse al gruppo quindi non ho opposto nessuna resistenza.
 
E oggi saresti ancora d'accordo con quella scelta?
 
Probabilmente si, anche se gli anni passano, le nuove norme sono sempre più complesse e le responsabilità più grandi. Per questo mi auguro sempre che ci sia un
 ricambio generazionale ed uno sforzo maggiore da parte di tutti.
 
Quale futuro vedi?
 
Un futuro difficile proprio perché le nuove leggi tendono a trasformare ciò che era l'organizzazione di un passatempo amatoriale, in una vera e propria azienda. Se continuerà questa tendenza saranno sempre meno le persone disposte a mettersi in gioco. Da un certo punto di vista invece, il gruppo ed il podismo in generale, dovrebbe trovare il modo di sfruttare la svolta wellness nelle moderne tendenze di vita, coinvolgendo anche una fascia di età più giovane. Non è facile, forse si dovrebbero apportare delle modifiche importanti nel modo di intendere la corsa e l'organizzazione degli eventi.
 
In un gruppo, così in tutta la società il ruolo delle donne è essenziale anche se spesso è oscuro e dietro le quinte. Ti costa molta fatica oltre a molto tempo?
 
La fatica c'è, per molti si tratta di una, due giornata all'anno ma in realtà l'impegno è quasi quotidiano. Quando ci avviciniamo alle date delle nostre corse, la fatica si fa maggiormente sentire e a volte mi chiedo chi me lo abbia fatto fare. Poi quando vedo tutte quelle persone contente capisco che in realtà tutto ha un senso. Poi di certo non sono sola, ce ne sono tante disposte a dare una mano.
 
Non hai mai corso ma le passeggiate ti piacciono molto, quali sono i motivi?
 
No, non sono mai riuscita a correre però camminare mi piace perché mi piace stare in mezzo alla natura, guardare i paesaggi, mi rilassa. Forse è una delle migliori medicine.
 
Hai qualche obbiettivo per il futuro?
 
Nessun obbiettivo particolare, quelli li lascio ai giovani che spero siano sempre ambiziosi. Di mio mi auguro di poter continuare a dare una mano.
 
Fare parte di un gruppo ha aiutato anche a stringere nuove amicizie e saldare quelle storiche.
 
Sicuramente è una delle cose più positive. Anche se qualcuno va e viene si riescono a consolidare delle solide amicizie che ti porti a dietro per tutta la vita e che esulano dal solo discorso podistico. Siamo un bel gruppo e assieme ci divertiamo organizzando anche tante belle giornate da trascorrere in compagnia.
 
E quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?
 
Un buon podista deve sentire sotto la pelle la maglia che indossa, il senso di appartenenza ad un gruppo e ad un movimento è fondamentale per se stessi e per gli altri. Essere felici di ciò che si sta facendo permette di superare tutte le difficoltà e anche gli inevitabili sacrifici si trasformano in piacere.
 
Ultimo aggiornamento Martedì 26 Settembre 2017 18:49
 

Agosto 2017

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Dicci qualche cosa di te.
 
Mi chiamo Ornella Balconi, sono nata nel 1952 e sono sposata con Armando. Durante la settimana faccio la nonna in Brianza e nel week-end la podista lodigiana. Da un po’ sono presidente del GS Marciatori Lodigiani Avis-Admo-Aido.
 
Quando è iniziata la tua passione per la corsa?
 
Non ho un ricordo preciso dell'inizio, nessuna data particolare. So che facendo la commessa rimanevo al chiuso tutta la giornata e sentivo poi il desiderio di evadere. Mio marito già andava alle corse la Domenica così ho iniziato a seguirlo e non ho più smesso.
 
Sei una delle poche presidenti donna, è ancora un tabù culturale e pensi che tu abbia più difficoltà rispetto ad un uomo?
 
In realtà non mi sono mai posta il problema. Nella vita ho sempre pensato che l'importante è trovarsi bene con le persone al di là che si tratti di uomini o di donne così, da quando mi sono trovata alla testa del Gruppo, ho solo cercato di farlo al meglio anche grazie a collaboratori che mi aiutano e mi rispettano.
 
Anche il vostro gruppo, che è uno storico gruppo di Lodi, è alle prese con il ricambio generazionale. Pensi si possa fare di più per coinvolgere i più giovani?  
 
Il problema dei giovani è spesso legato al tempo e al fatto che lavorando, oltre agli impegni delle proprie famiglie, hanno poche risorse da poter dedicare. Si cerca di coinvolgersi e agevolarli ma non sempre ci si riesce. La speranza è quella che, tenendo duro noi della vecchia guardia, priamo o poi si venga presi come esempio ed emulati.
 
Dividi la passione per la corsa ma anche il timone del Gruppo con tuo marito, ma non litigate mai?
 
Sempre. Soprattutto a ridosso di una marcia quando la tensione per l'organizzazione si fa sentire. Poi però siamo felici di quello che facciamo, ci mettiamo sempre d'accordo e tutto passa.
 
Con il tuo gruppo unite l'amore per la corsa alla solidarietà, non a caso siete Avis Aido Aimo. Cos'è donare? Perché donare? Perché mettersi a disposizione del prossimo?
 
Donare è una parola importante. Si deve donare soprattutto il nostro tempo per chi ne ha bisogno. Non servano gesti eclatanti, donare è anche fare un sorriso, un saluto, una chiacchierata con chi si sente solo. Donare è fare del bene, mettersi a disposizione e farlo solo per il piacere della compagnia del prossimo.
 
Qual è il ricordo più bello che hai legato alla corsa?
 
Sicuramente quando hanno consegnato il premio "Amore per lo sport" a mio marito perché tutto ciò che fa lo fa con tanta passione.
 
Un obbiettivo per il futuro?
 
Cercare di continuare il mio impegno per il Gruppo nonostante dovrò dividermi tra il lodigiano e la brianza.
 
La canzone o le canzoni ideali per correre?
 
Anni fa con le mie amiche quando camminavamo usavamo cantare così ci chiamavano le canterine. Le canzoni sono tutte belle, non riesco a sceglierne una, l'importante è camminare o correre in allegria.
 
Quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?
 
Mangiare sano, fare una vita sana e correre per il piacere di stare con gli altri. Un briciolo di sana competitività non guasta mai.
 
 

Luglio 2017

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Dicci qualcosa di te.

 
Mi chiamo Massimo, per tutti lo zio Max (nella foto al centro con il pettorale 525), sono nato a Milano nel luglio 1961 da mamma Maria e papà Pietro, ho una sorella poco piLo zio Maxù grande di me ormai da tempo sposata e dal quale matrimonio sono nate due splendide nipoti. A Milano ho vissuto fino al 1985, sono molto legato a questa città, anche se non era facile trovare spazio per giocare. La Milano dei cortili e delle case di ringhiera dove tutti ci conoscevamo e ci si aiutavamo. Quando posso torno lì dove ho passato la mia infanzia, in via delle Leghe, una via lunga poco più di 200 metri dove c'era tutta la Milano operosa delle botteghe artigiane. Nel cortile del palazzo c'erano il fornaio, il tipografo e due falegnami, uno divento per noi bambini una celebrità quando costruì i banchi del Tg1, ma il posto più bello per noi era la nostra spiaggia accessibile solo dopo le ore 16 quando non c'era più il pericolo dei camion che scaricavano la sabbia. Si trattava di un rivenditore di materiali edili che nel tardo pomeriggio ci lasciava giocare su quelle enormi montagne di sabbia.  
 
Quando hai iniziato a correre e perché? 
 
Ho iniziato a correre nel settembre del 1985 la mia prima corsa con il gruppo a Crema. Qualche corsa l'avevo fatta qualche anno prima ma così tanto per fare con gli amici. Ho un ricordo terribile della Stramilano fatta senza nessun allenamento, dai!! Correre per me è un potente antistress, la corsa mi ricarica, mi piace tantissimo il contatto con la natura.
 
Il ricordo più bello o il traguardo che ricordi con più soddisfazione?
 
Di ricordi belli ne ho tanti come le 4 maratone. Tagliare il traguardo dopo 42 km è fantastico, non importa il tempo del cronometro, mi sento sempre di aver fatto una grande cosa. Un ricordo emozionante è la mia prima mezza all'estero, precisamente a Madrid. Una mattinata fredda, alla partenza eravamo subito dietro i top runners e dietro di noi scalpitavano altri 24 mila corridori. Ricordo i brividi durante il minuto di silenzio per l'attentato alla maratona di Boston, il lancio dei paracadutisti, gli amici attorno a me e lo sparo dello starter. Il traguardo che ricordo con più soddisfazione è quello della maratona di Barcellona mentre a Malaga e Milano avevo partecipato con poca preparazione.  In catalogna invece stavo bene, la meticolosa preparazione fatta con l'amico Roberto che mi aiutava a non sgarrare di un secondo la tabella dall'allenamento pena un cazziatone, ha dato i suoi frutti. Abbiamo corso fianco a fianco per 40 Km senza mai fermarci ed ho migliorato di ben 40 minuti il mio personale, unico rammarico quegli 11 secondi che mi avrebbero permesso di abbattere il muro delle 4 ore. Per me che sono un tapascione quel giorno mi sono sentito un vero corridore.
 
Oltre ad essere un appassionato corridore sei un grande trascinatore. Con il tempo sei riuscito a coinvolgere tanti amici. Come fai? 
 
Io non mi sento un grande trascinatore, cerco di essere sempre sorridente e disponibile, qualche battuta durante la corsa e quando la fatica si fa sentire, la frase più ricorrente è "lo vedi quello là davanti? Dai che lo andiamo a prendere" serve da stimolo e mi dà nuove energie, a volte anche qualche "vacci tu"!! 
 
Da trascinatore a organizzatore, sei un punto di riferimento quando si tratta di programmare le gare. Quanta fatica e quanto piacere c'è nel farlo?     
 
Come organizzatore non faccio nessuna fatica. Scelgo una meta, ascolto le idee di tutti e poi con grande piacere mi metto alla ricerca di albergo e mezzi di trasporto. Anche quando organizzo le squadre per le staffette ci vuole poco ed il divertimento è garantito, parola di zio Max! Io le ho già corse ed i ragazzi si fidano di me e ammetto che la cosa mi fa molto piacere, poi abbiamo tutti la stessa passione e voglia di stare insieme in allegria. Quando al termine di una corsa mi dicono "la dobbiamo rifare anche l'anno prossimo" so di aver fatto centro.
 
Gli insegnamenti della corsa ti vengono utili nella vita di tutti i giorni? 
 
Si, nella corsa ci vuole molta caparbietà perché ti mette a dura prova e inevitabilmente vai incontro a momenti difficili come nella vita di tutti i giorni, però è anche grazie alla corsa che riesci ad affrontare con più serenità il resto della giornata.
 
Correre è una sfida con te stesso o con il cronometro?
 
Correre è staccare la spina, scendere da quel treno in corsa che è la vita di tutti i giorni. A volte mi capita di giocare con il cronometro per sfidare me stesso però vista l'età e i recenti infortuni è meglio non esagerare.
 
Hai un obbiettivo per il futuro? 
 
Si, mi sono iscritto alla maratona di Venezia, voglio arrivare alla partenza senza cerotti e godermi il panorama.
 
Una canzone per correre? 
 
Non ho canzoni per correre, non indosso mai le cuffiette perchè mi piace ascoltare quello che mi circonda durante la corsa e parlare, anche se per qualche mio amico parlo troppo.
 
Qual è la tua ricetta per essere un buon podista? 
 
Un buon podista è quello che sa correre da solo ma che ama la compagnia, il gruppo e corre in allegria. Un buon podista indossa la maglia del gruppo con piacere e allo stesso tempo non critica chi non la indossa ma gli fa conoscere il piacere di farne parte.
 
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Giugno 2017 20:43
 

Giugno 2017

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Dicci qualche cosa di te.

Mi chiamo Angelo Visigalli ho 65 anni vivo a Tavazzano con Villavesco con mia moglie Danila. Abbiamo un figlio, ormai sposato da diversi anni, che ci ha regalato una splendida nipotina. Dal 2010 sono pensionato e non mi lamento. Nel tempo libero faccio il volontariato dell’AUSER Tavazzanese dedicandomi a ragazzi con diverse problematiche, una cosa che faccio con tutto il cuore.

Quando hai iniziato a correre e perché.

Ho iniziato diciamo a frequentare il Gruppo nel lontano Settembre 1976, era la prima Domenica di
Settembre che a Tavazzano corrisponde alla Festa di San Giovanni Battista, la sagra.
Ricordo che quella mattina mi presentai al Bar Sport, ritrovo abituale dei componenti del gruppo, ed incontrai Tino, Emilio e Giancarlo. Quella mattina mi portarono a Locate Triulzi e, tutto emozionato, scelsi il percorso di 6 chilometri: 1 ora e trenta minuti camminando. Ritornai a casa stanco ma felice e da quel giorno non ho più perso una Domenica. Adesso i 6 chilometri li percorro in 40 minuti. Perché corro? Prima di tutto perché è tutta salute e poi si fanno tante amicizie.

Il ricordo più bello o il traguardo che ricordi con più soddisfazione?

Il ricordo più bello è stata la mia prima maratona nel 1982 a Monza nel parco. Allora si facevano 4 giri, ricordo che ero con Paolo Lana e il compianto Riva, fu proprio lui che mi ha insegnato a correre le lunghe distanze. Quella mattina in Brianza mi ripeteva che il lungo vuol dire sapere soffrire ma io già al primo giro volevo ritirarmi così mi spronava minacciandomi di lasciarmi tornare a casa a piedi. Giocoforza ho capito subito cosa voleva dire fare una maratona, cosa voleva dire soffrire. Il traguardo più emozionante è stato New York 1998 ero in compagnia di Dossena e, arrivati al Central Park, quando mancava ormai un chilometro al traguardo, ci siamo guardati in faccia ed io ho detto "Tino senti l’altoparlante là c’è l’arrivo". Siamo stati accolti da una folla di gente e tagliato il traguardo ci siamo messi a piangere come bambini per avercela fatta.
 
Tantissimi chilometri in giro per il mondo, ma non ti stanchi mai?

Di città ne ho viste tante, Parigi, New York, Roma, Venezia e via discorrendo, stancarmi a dire la verità un po’ si, perché gli anni passano e la fatica si fa sentire, ma fin che c’è la salute e la voglia, cerco di rallentare ma non mollare questo è il motto che mi fa andare avanti.

Da tantissimo tempo ti occupi dei percorsi delle corse organizzate dal GP Tavazzano, Marcia del Nebbiolo e Camminata del Parco Sillaro, tracciati che da tutti vengono riconosciuti tra i più belli del Lodigiano. Come fai ad essere sempre così sul pezzo?
 
Ho iniziato 38 anni fa con Corrada e Lo Zio, mi ricordo era la settimana che precedeva la Marcia del Nebbiolo e lo Zio era indisposto e Corrada mi disse se volevo dargli una mano. Da allora non ho più lasciato l’impegno del percorso. La voglia di migliorare anno dopo anno, la serietà e la responsabilità nei confronti del Gruppo sono lo stimolo per essere sempre sul pezzo.

Correre vuol dire anche fare fatica. Qual è il tuo rapporto con il sacrificio e come gestisci i momenti di difficoltà?

Correre è sempre fatica e sofferenza, ma quando arriva la crisi ripenso al mio motto e a tutte quelle persone, giovani o anziane, che per i più svariati motivi non possono permettersi di farlo.

Da tempo sei anche commissario Fiasp. Com’è la qualità delle manifestazioni nel nostro territorio e cosa si può fare per migliorare?

La qualità delle corse rispetto agli anni scorsi è nettamente migliorata. Ed il costate miglioramento passa dall'inserimento di nuove persone, di nuove forze con idee fresche ed eliminare tutte quelle marce o ormai vetuste da cui spesso si fatica a staccarsi per abitudine.

Hai un obiettivo per il futuro?

Dopo tanti anni che sono uno degli organizzatori della Marcia del Nebbiolo, che ho fatto correre tanti podisti con i nostri 8-12-17-21-25 km mi piacerebbe che qualcuno prendesse il mio posto per poter finalmente correre io stesso la Marcia del Nebbiolo e magari fare qualche critica come neggli anni è capitato a me (ma questo resterà un sogno).

Una canzone per correre?

Dal 1998 (New York) a oggi ho una canzone in testa “Uno su mille ce la fa” di Gianni Morandi, perché la sera prima della maratona al Pasta Party c’era proprio il cantante di Monghidoro, noto runner, che la cantò a chiusura della serata. 

Qual è la tua ricetta per essere un buon podista?

Per essere un buon podista ci vuole tanto allenamento, sacrificio e non temere gli inevitabili momenti di difficoltà. Per essere un buon podista all'interno di un gruppo servono anche serietà e rispetto cercando di evitare critiche a chi si impegna per il bene di tutti. Volevo dire un ultima cosa ai giovani che corrono con il cronometro "correte un po’ di meno e mettetevi un po’ di più a disposizione di tutti perché anche questo da tante soddisfazioni, e noi vecchietti abbiamo bisogno di ricambio".
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento Domenica 28 Maggio 2017 09:53
 
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MARCE DELLA SETTIMANA


DOMENICA 22

Riozzo (Mi)
11o Trofeo Ugo Guazzelli
Km 7-12-18

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO

GIOVEDI' 7
Consiglio Direttivo


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