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Personaggio del mese 2017


Agosto 2017

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Dicci qualche cosa di te.
 
Mi chiamo Ornella Balconi, sono nata nel 1952 e sono sposata con Armando. Durante la settimana faccio la nonna in Brianza e nel week-end la podista lodigiana. Da un po’ sono presidente del GS Marciatori Lodigiani Avis-Admo-Aido.
 
Quando è iniziata la tua passione per la corsa?
 
Non ho un ricordo preciso dell'inizio, nessuna data particolare. So che facendo la commessa rimanevo al chiuso tutta la giornata e sentivo poi il desiderio di evadere. Mio marito già andava alle corse la Domenica così ho iniziato a seguirlo e non ho più smesso.
 
Sei una delle poche presidenti donna, è ancora un tabù culturale e pensi che tu abbia più difficoltà rispetto ad un uomo?
 
In realtà non mi sono mai posta il problema. Nella vita ho sempre pensato che l'importante è trovarsi bene con le persone al di là che si tratti di uomini o di donne così, da quando mi sono trovata alla testa del Gruppo, ho solo cercato di farlo al meglio anche grazie a collaboratori che mi aiutano e mi rispettano.
 
Anche il vostro gruppo, che è uno storico gruppo di Lodi, è alle prese con il ricambio generazionale. Pensi si possa fare di più per coinvolgere i più giovani?  
 
Il problema dei giovani è spesso legato al tempo e al fatto che lavorando, oltre agli impegni delle proprie famiglie, hanno poche risorse da poter dedicare. Si cerca di coinvolgersi e agevolarli ma non sempre ci si riesce. La speranza è quella che, tenendo duro noi della vecchia guardia, priamo o poi si venga presi come esempio ed emulati.
 
Dividi la passione per la corsa ma anche il timone del Gruppo con tuo marito, ma non litigate mai?
 
Sempre. Soprattutto a ridosso di una marcia quando la tensione per l'organizzazione si fa sentire. Poi però siamo felici di quello che facciamo, ci mettiamo sempre d'accordo e tutto passa.
 
Con il tuo gruppo unite l'amore per la corsa alla solidarietà, non a caso siete Avis Aido Aimo. Cos'è donare? Perché donare? Perché mettersi a disposizione del prossimo?
 
Donare è una parola importante. Si deve donare soprattutto il nostro tempo per chi ne ha bisogno. Non servano gesti eclatanti, donare è anche fare un sorriso, un saluto, una chiacchierata con chi si sente solo. Donare è fare del bene, mettersi a disposizione e farlo solo per il piacere della compagnia del prossimo.
 
Qual è il ricordo più bello che hai legato alla corsa?
 
Sicuramente quando hanno consegnato il premio "Amore per lo sport" a mio marito perché tutto ciò che fa lo fa con tanta passione.
 
Un obbiettivo per il futuro?
 
Cercare di continuare il mio impegno per il Gruppo nonostante dovrò dividermi tra il lodigiano e la brianza.
 
La canzone o le canzoni ideali per correre?
 
Anni fa con le mie amiche quando camminavamo usavamo cantare così ci chiamavano le canterine. Le canzoni sono tutte belle, non riesco a sceglierne una, l'importante è camminare o correre in allegria.
 
Quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?
 
Mangiare sano, fare una vita sana e correre per il piacere di stare con gli altri. Un briciolo di sana competitività non guasta mai.
 
 

Luglio 2017

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Dicci qualcosa di te.

 
Mi chiamo Massimo, per tutti lo zio Max (nella foto al centro con il pettorale 525), sono nato a Milano nel luglio 1961 da mamma Maria e papà Pietro, ho una sorella poco piLo zio Maxù grande di me ormai da tempo sposata e dal quale matrimonio sono nate due splendide nipoti. A Milano ho vissuto fino al 1985, sono molto legato a questa città, anche se non era facile trovare spazio per giocare. La Milano dei cortili e delle case di ringhiera dove tutti ci conoscevamo e ci si aiutavamo. Quando posso torno lì dove ho passato la mia infanzia, in via delle Leghe, una via lunga poco più di 200 metri dove c'era tutta la Milano operosa delle botteghe artigiane. Nel cortile del palazzo c'erano il fornaio, il tipografo e due falegnami, uno divento per noi bambini una celebrità quando costruì i banchi del Tg1, ma il posto più bello per noi era la nostra spiaggia accessibile solo dopo le ore 16 quando non c'era più il pericolo dei camion che scaricavano la sabbia. Si trattava di un rivenditore di materiali edili che nel tardo pomeriggio ci lasciava giocare su quelle enormi montagne di sabbia.  
 
Quando hai iniziato a correre e perché? 
 
Ho iniziato a correre nel settembre del 1985 la mia prima corsa con il gruppo a Crema. Qualche corsa l'avevo fatta qualche anno prima ma così tanto per fare con gli amici. Ho un ricordo terribile della Stramilano fatta senza nessun allenamento, dai!! Correre per me è un potente antistress, la corsa mi ricarica, mi piace tantissimo il contatto con la natura.
 
Il ricordo più bello o il traguardo che ricordi con più soddisfazione?
 
Di ricordi belli ne ho tanti come le 4 maratone. Tagliare il traguardo dopo 42 km è fantastico, non importa il tempo del cronometro, mi sento sempre di aver fatto una grande cosa. Un ricordo emozionante è la mia prima mezza all'estero, precisamente a Madrid. Una mattinata fredda, alla partenza eravamo subito dietro i top runners e dietro di noi scalpitavano altri 24 mila corridori. Ricordo i brividi durante il minuto di silenzio per l'attentato alla maratona di Boston, il lancio dei paracadutisti, gli amici attorno a me e lo sparo dello starter. Il traguardo che ricordo con più soddisfazione è quello della maratona di Barcellona mentre a Malaga e Milano avevo partecipato con poca preparazione.  In catalogna invece stavo bene, la meticolosa preparazione fatta con l'amico Roberto che mi aiutava a non sgarrare di un secondo la tabella dall'allenamento pena un cazziatone, ha dato i suoi frutti. Abbiamo corso fianco a fianco per 40 Km senza mai fermarci ed ho migliorato di ben 40 minuti il mio personale, unico rammarico quegli 11 secondi che mi avrebbero permesso di abbattere il muro delle 4 ore. Per me che sono un tapascione quel giorno mi sono sentito un vero corridore.
 
Oltre ad essere un appassionato corridore sei un grande trascinatore. Con il tempo sei riuscito a coinvolgere tanti amici. Come fai? 
 
Io non mi sento un grande trascinatore, cerco di essere sempre sorridente e disponibile, qualche battuta durante la corsa e quando la fatica si fa sentire, la frase più ricorrente è "lo vedi quello là davanti? Dai che lo andiamo a prendere" serve da stimolo e mi dà nuove energie, a volte anche qualche "vacci tu"!! 
 
Da trascinatore a organizzatore, sei un punto di riferimento quando si tratta di programmare le gare. Quanta fatica e quanto piacere c'è nel farlo?     
 
Come organizzatore non faccio nessuna fatica. Scelgo una meta, ascolto le idee di tutti e poi con grande piacere mi metto alla ricerca di albergo e mezzi di trasporto. Anche quando organizzo le squadre per le staffette ci vuole poco ed il divertimento è garantito, parola di zio Max! Io le ho già corse ed i ragazzi si fidano di me e ammetto che la cosa mi fa molto piacere, poi abbiamo tutti la stessa passione e voglia di stare insieme in allegria. Quando al termine di una corsa mi dicono "la dobbiamo rifare anche l'anno prossimo" so di aver fatto centro.
 
Gli insegnamenti della corsa ti vengono utili nella vita di tutti i giorni? 
 
Si, nella corsa ci vuole molta caparbietà perché ti mette a dura prova e inevitabilmente vai incontro a momenti difficili come nella vita di tutti i giorni, però è anche grazie alla corsa che riesci ad affrontare con più serenità il resto della giornata.
 
Correre è una sfida con te stesso o con il cronometro?
 
Correre è staccare la spina, scendere da quel treno in corsa che è la vita di tutti i giorni. A volte mi capita di giocare con il cronometro per sfidare me stesso però vista l'età e i recenti infortuni è meglio non esagerare.
 
Hai un obbiettivo per il futuro? 
 
Si, mi sono iscritto alla maratona di Venezia, voglio arrivare alla partenza senza cerotti e godermi il panorama.
 
Una canzone per correre? 
 
Non ho canzoni per correre, non indosso mai le cuffiette perchè mi piace ascoltare quello che mi circonda durante la corsa e parlare, anche se per qualche mio amico parlo troppo.
 
Qual è la tua ricetta per essere un buon podista? 
 
Un buon podista è quello che sa correre da solo ma che ama la compagnia, il gruppo e corre in allegria. Un buon podista indossa la maglia del gruppo con piacere e allo stesso tempo non critica chi non la indossa ma gli fa conoscere il piacere di farne parte.
 
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Giugno 2017 20:43
 

Giugno 2017

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Dicci qualche cosa di te.

Mi chiamo Angelo Visigalli ho 65 anni vivo a Tavazzano con Villavesco con mia moglie Danila. Abbiamo un figlio, ormai sposato da diversi anni, che ci ha regalato una splendida nipotina. Dal 2010 sono pensionato e non mi lamento. Nel tempo libero faccio il volontariato dell’AUSER Tavazzanese dedicandomi a ragazzi con diverse problematiche, una cosa che faccio con tutto il cuore.

Quando hai iniziato a correre e perché.

Ho iniziato diciamo a frequentare il Gruppo nel lontano Settembre 1976, era la prima Domenica di
Settembre che a Tavazzano corrisponde alla Festa di San Giovanni Battista, la sagra.
Ricordo che quella mattina mi presentai al Bar Sport, ritrovo abituale dei componenti del gruppo, ed incontrai Tino, Emilio e Giancarlo. Quella mattina mi portarono a Locate Triulzi e, tutto emozionato, scelsi il percorso di 6 chilometri: 1 ora e trenta minuti camminando. Ritornai a casa stanco ma felice e da quel giorno non ho più perso una Domenica. Adesso i 6 chilometri li percorro in 40 minuti. Perché corro? Prima di tutto perché è tutta salute e poi si fanno tante amicizie.

Il ricordo più bello o il traguardo che ricordi con più soddisfazione?

Il ricordo più bello è stata la mia prima maratona nel 1982 a Monza nel parco. Allora si facevano 4 giri, ricordo che ero con Paolo Lana e il compianto Riva, fu proprio lui che mi ha insegnato a correre le lunghe distanze. Quella mattina in Brianza mi ripeteva che il lungo vuol dire sapere soffrire ma io già al primo giro volevo ritirarmi così mi spronava minacciandomi di lasciarmi tornare a casa a piedi. Giocoforza ho capito subito cosa voleva dire fare una maratona, cosa voleva dire soffrire. Il traguardo più emozionante è stato New York 1998 ero in compagnia di Dossena e, arrivati al Central Park, quando mancava ormai un chilometro al traguardo, ci siamo guardati in faccia ed io ho detto "Tino senti l’altoparlante là c’è l’arrivo". Siamo stati accolti da una folla di gente e tagliato il traguardo ci siamo messi a piangere come bambini per avercela fatta.
 
Tantissimi chilometri in giro per il mondo, ma non ti stanchi mai?

Di città ne ho viste tante, Parigi, New York, Roma, Venezia e via discorrendo, stancarmi a dire la verità un po’ si, perché gli anni passano e la fatica si fa sentire, ma fin che c’è la salute e la voglia, cerco di rallentare ma non mollare questo è il motto che mi fa andare avanti.

Da tantissimo tempo ti occupi dei percorsi delle corse organizzate dal GP Tavazzano, Marcia del Nebbiolo e Camminata del Parco Sillaro, tracciati che da tutti vengono riconosciuti tra i più belli del Lodigiano. Come fai ad essere sempre così sul pezzo?
 
Ho iniziato 38 anni fa con Corrada e Lo Zio, mi ricordo era la settimana che precedeva la Marcia del Nebbiolo e lo Zio era indisposto e Corrada mi disse se volevo dargli una mano. Da allora non ho più lasciato l’impegno del percorso. La voglia di migliorare anno dopo anno, la serietà e la responsabilità nei confronti del Gruppo sono lo stimolo per essere sempre sul pezzo.

Correre vuol dire anche fare fatica. Qual è il tuo rapporto con il sacrificio e come gestisci i momenti di difficoltà?

Correre è sempre fatica e sofferenza, ma quando arriva la crisi ripenso al mio motto e a tutte quelle persone, giovani o anziane, che per i più svariati motivi non possono permettersi di farlo.

Da tempo sei anche commissario Fiasp. Com’è la qualità delle manifestazioni nel nostro territorio e cosa si può fare per migliorare?

La qualità delle corse rispetto agli anni scorsi è nettamente migliorata. Ed il costate miglioramento passa dall'inserimento di nuove persone, di nuove forze con idee fresche ed eliminare tutte quelle marce o ormai vetuste da cui spesso si fatica a staccarsi per abitudine.

Hai un obiettivo per il futuro?

Dopo tanti anni che sono uno degli organizzatori della Marcia del Nebbiolo, che ho fatto correre tanti podisti con i nostri 8-12-17-21-25 km mi piacerebbe che qualcuno prendesse il mio posto per poter finalmente correre io stesso la Marcia del Nebbiolo e magari fare qualche critica come neggli anni è capitato a me (ma questo resterà un sogno).

Una canzone per correre?

Dal 1998 (New York) a oggi ho una canzone in testa “Uno su mille ce la fa” di Gianni Morandi, perché la sera prima della maratona al Pasta Party c’era proprio il cantante di Monghidoro, noto runner, che la cantò a chiusura della serata. 

Qual è la tua ricetta per essere un buon podista?

Per essere un buon podista ci vuole tanto allenamento, sacrificio e non temere gli inevitabili momenti di difficoltà. Per essere un buon podista all'interno di un gruppo servono anche serietà e rispetto cercando di evitare critiche a chi si impegna per il bene di tutti. Volevo dire un ultima cosa ai giovani che corrono con il cronometro "correte un po’ di meno e mettetevi un po’ di più a disposizione di tutti perché anche questo da tante soddisfazioni, e noi vecchietti abbiamo bisogno di ricambio".
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento Domenica 28 Maggio 2017 09:53
 

Maggio 2017

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Dicci qualche cosa di te.

Mi chiamo Giancarlo Brena, sono nato a Tavazzano nel 1940 in una famiglia numerosa, secondo di sei fratelli. Da sempre abito a Tavazzano prima con la famigli adesso con la moglie Maria Luisa. Appassionato di ciclismo e podismo, dopo il decennale di Carlo Itali, nel 1989 ho assunto la carica di presidente del GP Tavazzano. Ruolo ricoperto fino al 2003.

Quando hai iniziato a correre?

Sono sempre stato una persona molto sportiva ed ho praticato il ciclismo a livello agonistico. Gli impegni della vita poi, mi hanno costretto ad una riduzione degli allenamenti così ho trovato nelle corse podistiche amatoriali il giusto compromesso. Ho iniziato ancora prima che nel 78 si costituisse il Gruppo Podistico Tavazzano ed è una passione che continua ancora oggi nonostante i tanti anni ormai passati.

Cos’è per te la corsa e perché corri?

Se ho iniziato a correre per sostituire il troppo tempo che richiedeva il ciclismo agonistico, ho trovato nella corsa un grande alleato per combattere lo stress e staccare da tutti gli obblighi imposti dalla vita. E’ diventata sicuramente la migliore medicina per tenere in equilibro ed in salute la mente ed il corpo.

Dopo i primi anni in cui la spinta del gruppo si è basata sull’entusiasmo iniziale, hai preso in mano le redini dal compianto Carlo Itali ed hai iniziato l’opera di creazione di basi solide e durature. Quali sono state le difficoltà maggiori?

Facevo parte fin dall’inizio del consiglio direttivo così, quando è emersa la necessità, ho accettato la carica di presidente con entusiasmo cercando di portare avanti con dedizione la strada che era già stata tracciata. Ho cercato di ottimizzare l’organizzazione suddividendo nel modo più proficuo possibile compiti e responsabilità trovando agevolando le buone relazioni tra i vari componenti del gruppo. Proprio per questo ho sempre cercato di mediare e di risolvere con il dialogo i vari problemi che inevitabilmente nel tempo sono sorti.

Essere presidente è una scelta che impone tanto impegno, tempo e dedizione. Tornando indietro lo rifaresti?

Non posso nascondermi, i sacrifici ci sono e sono tanti però se c’è la passione si supera ogni cosa, anche la scomparsa in un incidente stradale dell’amico Romeo che ha rappresentato sicuramente il momento più brutto della mia presidenza. Oggi con internet ed i social network anche il Gruppo Podistico Tavazzano è entrato in un’altra dimensione rispetto al passato però se potessi tornare indietro si, lo rifarei e rifarei tutto anche quelle scelte che con il senno di poi non si sono rivelate fortunate.

Consiglieresti a qualche giovane di diventare presidente? E quali consigli gli daresti?

Certo che consiglierei un giovane di fare il presidente perché se fino ad ora abbiamo parlato di impegni e sacrifici è altrettanto vero che tutto viene ampiamente ricompensato dalle soddisfazioni. Il gruppo ha bisogno dell’impegno dei più giovani perché sono loro che possono tenerci al passo con i tempi e avere il ritmo giusto per farci continuare a crescere e migliorare cose che abbiamo cercato di fare costantemente. I consigli che gli darei sarebbero quello di gettarsi nella mischia con entusiasmo cercando di capire quali sono le dinamiche, di non aver paura di chiedere aiuto e di non accontentarsi mai.

Qual è il ricordo più bello che hai legato alla corsa?

Dopo così tanti anni ho macinato chilometri in lungo ed in largo per tutta la penisola ma sicuramente il ricordo più bello è legato alla maratona di Parigi. Il rammarico invece è quello di non essere mai riuscito a partecipare a quella di New York che sarò costretto a seguire sempre in tv, però non è ancora detta l’ultima parola.

La corsa per te è una sfida con il cronometro o una sfida con te stesso?

In passato è stata un’acerrima sfida con il cronometro ma anche con me stesso oggi invece la corsa è squisitamente un passatempo, è salute, è amici.

Cosa sono per te i limiti?

I limiti sono la conoscenza di noi stessi e la consapevolezza che raggiunto un certo punto è giusto fermarsi o rallentare. Da questo punto di vista la corsa è un fattore molto importante proprio nella miglior conoscenza di noi stessi e nella capacità di ascoltare il nostro corpo ed i segnali che ci manda. Saperli interpretare al meglio è importante non solo durante una competizione per poter dosare nel modo più proficuo le forze ma anche in generale nella vita di tutti i giorni, in tutte le cose che siamo costretti ad affrontare.

Quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?

Impegno, costanza, spirito d’amicizia e capacità di rispettare le regole di gruppo e di conseguenza aiutare la convivenza con altre persone che non la pensano allo stesso modo.

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Aprile 2017 17:17
 

Aprile 2017

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Ciao Stefania, raccontaci qualche cosa di te.

Sono nata a Torino ma vivo a Milano da 15 anni. Ho frequentato il liceo scientifico e sono iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Ho iniziato a lavorare molto giovane nelle tv private piemontesi: lo sport è sempre stata una mia passione e a 20 anni ho lavorato come inviata per il programma "Fischio d'inizio" che trattava tutte le discipline sportive. Nel 2003 è arrivato il mio primo approccio al Giro d'Italia, manifestazione che mi ha permesso di conoscere non solo un nuovo ambiente ma anche famosissimi giornalisti. Proprio questa vicinanza ha fatto scattare in me la voglia di migliorarmi sempre di più e iniziare a seguire seriamente il ciclismo da un punto di vista diverso: penna e taccuino alla mano e macchina fotografica o telecamera da allora in poi non mi sono più mancati. Con il ciclismo nel cuore nel 2008 ho iniziato a condurre "Bike Show" insieme all'ex ciclista professionista Danilo Gioia, programma in onda su web, Play tv, Canale Italia e Sport Channel. Nel 2008 finalmente sono riuscita a seguire tutto il Giro d'Italia come giornalista per Gazzetta dello Sport; sono stata il primo volto dell' "Altrogiro Tv", la web tv di Gazzetta dello Sport, esperienza replicata nel 2010. Lavorare in un centro meteorologico credo fosse un po’ nel mio destino. Ricordo che da piccola passavo ore con il naso appiccicato alla finestra della mia cameretta, guardando il cielo e le nuvole passare. Mio padre mi chiamava “la mia Bernacca” ma allora non potevo capire o immaginare. Lavoro al Centro Epson Meteo e con Meteo.it da febbraio 2010 e non dimenticherò la prima volta che sono andata in onda, il 14 luglio di quell'anno. Una data molto importante direi che ha visto il mio esordio nel Tg5. La professione che ho scelto di fare, quella della giornalista, mi “costringe” a vivere in città, ma appena posso scappo, cercando posti in cui recuperare il contatto con la natura. Adoro viaggiare e conoscere culture diverse. Da sempre amo correre a piedi e anche quando sono stanca, bastano le mie scarpe, tuta e musica per farmi volare lontano dallo stress. Mi piace molto anche andare in bicicletta, fare lunghe passeggiate, sedermi su una panchina in compagnia di un buon libro, lasciando che passino le ore, e spesso intere giornate. Ammetto che sapere in anticipo che tempo farà prima di uscire ad allenarmi è una gran fortuna, che mi permette anche di scegliere l'abbigliamento tecnico adeguato. Accanto a me, sempre i miei due adorati bouledogue francesi, dai quali non riesco davvero mai a separarmi. Prevedere i cambiamenti climatici, raccontare la meteorologia, è il modo migliore che potevo trovare per ricordarmi che domani, comunque e sempre, tornerà il sole.
 
Allora partiamo dall’inizio. Cos’è per te la corsa? Gli impegni della vita ti permettono di allenarti con costanza o la mancanza di tempo è solo una buona scusa che tutti usiamo per giustificarsi con la nostra coscienza? 

La professione che ho scelto di fare, quella della giornalista, mi “costringe” a vivere in città, ma appena posso scappo, cercando posti in cui recuperare il contatto con la natura. Adoro viaggiare e conoscere culture diverse; quando non posso andare dall’altra parte del mondo il parco vicino a casa è il mio rifugio. Da sempre amo correre a piedi e anche quando sono stanca, bastano le mie scarpe, tuta tecnica e musica per farmi volare lontano dallo stress. Due o tre volte alla settimana percorro i miei 8-10 km, ammirando il paesaggio intorno a me e soprattutto gustandomi i cambiamenti delle stagioni. Adoro in modo particolare i colori dell’autunno, le foglie a terra che sembrano creare un tappeto che mi accompagna nel mio circuito, i colori della primavera, sentire il mio respiro in sintonia con quel suono che solo i runner conoscono… quel rumore tanto speciale che si crea quando i piedi toccano terra, falcata dopo falcata. Amo anche correre in bici: la scorsa estate finalmente è arrivata la mia prima bici da corsa Kuota. Da grande amante del ciclismo è sempre stato un sogno nel cassetto potere macinare chilometri su un mezzo a due ruote simile a quello usato dai grandi campioni. Nel tempo libero mi piace anche andare in palestra e magari dopo l’allenamento rilassarmi con una bella sauna. Ammetto che sapere in anticipo che tempo farà prima di uscire ad allenarmi è una gran fortuna, che mi permette anche di scegliere l'abbigliamento tecnico adeguato ma a volte mi rende un po' pelandrona quando so che troverò freddo o pioggia... ma proprio io che lavoro con il tempo non posso permettergli di vincere sulla mia voglia di fare sport.
 
La corsa ti è servita per crescere nella vita e nella carriera?

Si, perché per correre veramente sono necessarie tante attitudini importanti anche nella vita di tutti i giorni: costanza, determinazione, preparazione, voglia di superare i propri limiti. Per poter preparare una buona corsa servono allenamenti mirati, preparazione mentale proprio come per poter lavorare a certi livelli serve una bella gavetta. La mente gioca sempre brutti scherzi e mi ricordo sempre una frase che dice che il chilometro in più da percorrere è solo nella nostra testa.
 
Qual è il ricordo più bello che hai legato alla corsa?

La corsa più sentita, un anno fa organizzata dalla LILT (lega italiana per la lotta contro i tumori); il periodo per me era molto difficile, purtroppo questa malattia aveva colpito una persona a me molto cara, forse la più cara al mondo e io correvo per lei, correvo per cercare di essere più forte della malattia e ho passato il traguardo con le lacrime agli occhi. Ero molto stanca, non avevo una gran preparazione fisica ma non potevo mollare e ogni falcata mentalmente era una guerra da vincere contro il cancro.
 
Ormai da tanti anni ti occupi delle previsioni meteo, previsioni sempre più estreme a causa degli cambiamenti climatici legati alle attività umane. Sembra esserci però un’inversione di tendenza o quantomeno una maggiore consapevolezza delle nostre responsabilità. Possiamo pensare positivo? La corsa può essere un valido mezzo di educazione civica?

Conoscere cos’è la meteorologia e capire come si interpretano le previsioni del tempo è importante perché gli eventi atmosferici condizionano la vita di ciascuno di noi, dalla scelta del mezzo con cui andare al lavoro o a fare una gita fuori porta, al risparmio energetico in inverno, alla protezione civile durante eventi meteo estremi in un territorio come il nostro affetto dal dissesto idrogeologico. Negli ultimi anni la scienza delle previsioni del tempo è cresciuta in tecnologia e affidabilità, tanto da focalizzare su di sé attenzione e critiche degli italiani. Di contro la maggior parte delle persone non è consapevole di cosa effettivamente siano le previsioni del tempo, di quanto siano diventate affidabili e di quanto siano fondamentali. Scienza, tecnologia e innovazione in campo ambientale assumono un ruolo sempre più cruciale nel futuro della nostra società: noi oggi costruiamo quello che sarà “il domani”. Perché non restino soltanto belle parole, sarebbe importante che per tutti noi diventassero abituali alcuni atteggiamenti e "buone pratiche" come la raccolta differenziata dei rifiuti, l'attenzione agli sprechi di acqua e energia, l'uso parsimonioso di detersivi e sostanze inquinanti. Anche le scelte famigliari durante gli acquisti possono diventare esempi positivi importanti per i bambini: fare la spesa in modo ecologico significa scegliere prodotti che richiedono meno energia per essere trasportati, frutta e verdura coltivate senza pesticidi, confezioni con imballaggi ridotti e in materiali riciclabili. Secondo un recente studio, il numero di decessi annuali causati dall'inquinamento in tutto il mondo attualmente è maggiore dei decessi dovuti all’azione combinata di malaria e HIV: gli scienziati avvertono che entro il 2050 i decessi potrebbero raggiungere 6 milioni l'anno. La corsa ci mette a stretto contatto con la natura e sicuramente può essere considerata un mezzo importante di educazione civica: correre all’aperto ci permette di ammirare bei paesaggi, conoscere posti nuovi. Chi avrebbe il piacere di correre sopra una discarica di rifiuti tossici?
 
Ami molto viaggiare. In questi anni ti abbiamo vista tra le balene della Bassa California, in Tanzania dove sei madrina di un ospedale, sulle rive del Gange in India. La corsa ti ha aiutato a sviluppare questo spirito avventuriero?

Sul mio profilo twitter c'è scritto "giornalista, scrittrice e viaggiatrice". Poche parole in cui è contenuta tutta la mia vita. Ho sempre avuto una curiosità innata per posti e culture diverse da quella in cui sono cresciuta. La realtà in cui vivevo tutti i giorni non mi bastava e non riuscivo ad accontentarmi guardando luoghi che sembravano meravigliosi solo in fotografia: io volevo viverli sulla mia pelle, provare le sensazioni che ti trasmette la loro natura, sentirne gli odori. Così ho iniziato ad essere la Stefania sempre pronta a partire, da un momento all'altro, la Stefania che se sta troppo ferma in una città poi non resiste al richiamo del primo aereo disponibile che mi porti lontano. Nei miei viaggi non mi faccio mai mancare la compagnia della mia macchina fotografica, di un libro e delle scarpe da corsa.  “Due strade divergevano in un bosco ed io presi quella meno battuta, e questo ha fatto tutta la differenza”, in queste parole di Robert Frost si cela la mia indole nei viaggi e nella corsa.
 
Una canzone per correre?

Sono molte le canzone che mi danno la carica, prima tra tutte “Run to you” di Bryan Adams a seguire alcuni pezzi dei Linkin Park (In the end, Numb, Leave Out All the Rest).
 
Quali sono gli ingredienti per essere un buon podista?

Le mie prime corse mi hanno messo in modo brusco davanti i miei limiti: la paura di non farcela, il timore di non essere all’altezza. La testa ha un ruolo fondamentale secondo me, non si può essere un buon podista senza determinazione e la giusta concentrazione. Amare correre è fondamentale; se chiudo gli occhi e immagino il rumore dei passi di un corridore posso dire che è uno di quei suoni che maggiormente mi piace, come amo anche sentire il mio respiro che varia con le diverse velocità e il cuore che batte sul mio ritmo. Una frase legata a questo sport che mi piace molto è "l'importante non è quello che trovi alla fine della corsa, ma quello che provi mentre corri"… quando mi alleno da sola è così che la vivo. Ci sono solo io e le mie emozioni che viaggiano con me.
 
Da poco sei diventata anche imprenditrice creando un marchio di abbigliamento sportivo. Raccontaci di questa nuova avventura.

Tutto nasce sempre da un'idea, una scintilla, che poi piano piano si diffonde intorno a noi. La nostra scintilla è stata SBAM, l'idea di creare una linea di abbigliamento per tutti gli amanti dello sport, personalizzabile. Una linea wellness, alla moda, disegnata su materiali tecnici, gli stessi che usano i grandi campioni dello sport. Una linea che grazie all'esperienza di Daniele Sala e Marinella Tantimonaco di DAMASPORTSWEAR parte dall'abbigliamento sportivo, sino ad arrivare anche al "dopo" sport. Il nome SBAM, oltre a ricordarmi quando ero piccola (ero la classica bambina con le ginocchia sempre sbucciate... ancora oggi si vedono le cicatrici! Quante volte con il triciclo non ho voluto rallentare, sono finita contro il muro e "SBAM" mi sono cappottata!!!) è anche forza, velocità, voglia di vincere, di superare i nostri limiti... è un gioco, l'acronimo che deriva dall'unione delle iniziali dei nomi Stefania Andriola e Matteo Benettolo perché SBAM siamo noi: io, Daniele Sala e Matteo Benettolo.

Ormai siamo entrati nella bella stagione, come possiamo non chiedertelo. Che tempo ci dobbiamo aspettare?

Mi piacerebbe potervi dire che tipo di primavera o estate ci aspetta ma purtroppo non posso farlo. Una previsione risulta più attendibile se si riferisce ai giorni immediatamente successivi (la previsione fatta oggi per domani ha un'attendibilità del 90-95%, quella a due giorni 85-90%) tanto che al settimo giorno l'attendibilità media scende al 60% e più che di previsione è corretto parlare di tendenza. Quindi per dire oggi come sarà la prossima estate si potrebbe tirare una moneta e vedere cosa esce. Riferendomi ai primi giorni della settimana vi dico che la perturbazione giunta nel weekend al Nord tenderà a muoversi verso sud, con l’instabilità che andrà a concentrarsi sulle regioni meridionali ma in un contesto di tempo comunque variabile. Avremo di nuovo una situazione di tempo più asciutto e soleggiato invece al Centronord.. Per il resto auguro a tutti voi della redazione e ai lettori sempre e solo tanto sole!  
 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 31 Marzo 2017 23:33
 


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MARCE DELLA SETTIMANA


DOMENICA 21

Pandino (Cr)
38a Camminata Pandinese
Km 7-11-15-20

Zinasco Vecchio (Pv)
42a Marcia di Sant'Antonio
Km 7-13-19

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO


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ritrovo - ogni venerdì presso la sede di via Roma, 7 in Tavazzano con Villavesco